Parisina

Mascagni, Pietro

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Parisina Libretto

PARISINAOpera in quattro atti di Gabriele d'Annunzio

PARISINAMusica di Pietro Mascagni

SYSTEMAtto Primo

PARISINALa Villa Estense nell'Isola del Po

PARISINAPer le sovrapposte logge del palagio appariscono le fanti e i garzoni ai telai, alle opere dell'ago, alle opere dei profumi, ai giuochi, ai concerti, aggruppati e atteggiati come saran più tardi sotto il reggimento di Borso dei freschi di Schifanoia. Ciascuna piccola compagnia ha la sua foggia, il suo officio, la sua voce corale; e tutte per entro l'architettura aerea vivono quasi sciami in uno smisurato alveare. Nel barco estense - che si spande con i suoi vivai, con i suoi serbatoi, con le sue peschiere sino ai margini dell'isola - Ugo d'este, il figlio del Marchese Nicolò III e di Stella de' Tolomei, si esercita al tiro della balestra insieme con uno stuolo di nobili suoi coetanei. Sovente egli sbaglia il segno e s'adira.

PARISINALa Verde, una delle soprastanti, nella loggia intona i cori con un suo strambotto lamentoso. Ciascuna compagnia risponde a contrasto, con forza crescente, sì che di risposta in risposta la tenzone delle voci inasprendosi nell'urto della rima iterata assume una veemenza selvaggia.

LA VERDEOhimè grido il mattino, oimè la sera,

LA VERDEoimè la notte, oimè da mezzo giorno,

LA VERDEoimè di verno, oimè di primavera,

LA VERDEoimè quando la state fa ritorno,

LA VERDEoimè se il cor si strugge, oimè se spera,

LA VERDEoimè s'io poso, oimè se vado a torno,

LA VERDEoimè se dormo, oimè da tutte l'ore,

LA VERDEoimè pena, oimè doglia, oimè 'l mio core!

LA PRIMA COMPAGNIAGridate tutti, amanti, al foco al foco

LA PRIMA COMPAGNIAal foco che mi strugge per amore,

LA PRIMA COMPAGNIAcorrete tutti insieme al loco al loco

LA PRIMA COMPAGNIAal loco dove brucia lo mio core.

LA SECONDA COMPAGNIALa rocca ben fondata spacca spacca

LA SECONDA COMPAGNIAcon le bombarde se prendere la vuoi;

LA SECONDA COMPAGNIAil leone adirato stracca stracca

LA SECONDA COMPAGNIAché in altro modo vincer non lo puoi.

LA TERZA COMPAGNIAAmor grida al mio spirto: fora fora

LA TERZA COMPAGNIAfora da questo corpo, spazza spazza!

LA TERZA COMPAGNIAAmor grida più forte: mora mora!

LA TERZA COMPAGNIAGrida il crudel tiranno: ammazza ammazza!

LA QUARTA COMPAGNIACarne carne, ch'io sono a tradimento

LA QUARTA COMPAGNIAd'amor ferito, correte correte!

LA QUARTA COMPAGNIAAlla morte alla morte, ch'io son spento!

LA QUARTA COMPAGNIAArme arme, soccorrete soccorrete!

TUTTO IL COROLa morte grida e dice: Viene viene!

TUTTO IL COROA sacco a sacco, vendetta vendetta!

TUTTO IL CORORispondo e dico: Or ecco le mie vene.

TUTTO IL COROGrida ella: Falce falce! Aspetta aspetta!

TUTTO IL COROUgo d'Este anco una volta sbaglia il segno. Impazientito, getta a terra la balestra. Aspro, rimbrotta gli uguali. Di parola in parola la sua concitazaione sale sino al furore.

UGO D'ESTEPer Madonna Ferrara,

UGO D'ESTEogni colpo mi falla!

UGO D'ESTENon tien la mira la balestra. Alcuno

UGO D'ESTEdi voi, ah certo, m'ha falsato l'arme

UGO D'ESTEper tristizia. Io lo so.

I COMPAGNIper tristizia. Io lo so. - Che dici mai?

I COMPAGNIBe', togli questa!

I COMPAGNIBe', togli questa! - Questa

I COMPAGNIche fu provata da Maestro Fiore

I COMPAGNIil Friolano.

I COMPAGNI- Prendi la mia. Ripròvati con questa.

I COMPAGNI- Se alcuno ti falsò arco o teniere

I COMPAGNIo corda, eleggi quale ti sia meglio

I COMPAGNIe riprova.

I COMPAGNIe riprova. - Non arco, non teniere,

I COMPAGNInon corda, ma sì l'occhio a mira certa

I COMPAGNIe le gomita ferme

I COMPAGNIe salde le calcagna;

I COMPAGNIché non vale quadrello d'ariento

I COMPAGNIa far il buon balestratore.

UGO D'ESTEa far il buon balestratore. Ma

UGO D'ESTEdi ferro mi valga, Azzo, a configgerti

UGO D'ESTEla lingua lunga al mento

UGO D'ESTEe il mento alla strozza,

UGO D'ESTEse non l'alloghi.

ALDOBRANDINO RANGONEse non l'alloghi. O mio

ALDOBRANDINO RANGONEUgo, perché t'adiri?

UGO D'ESTEUgo, perché t'adiri? Alcuno ghigna?

UGO D'ESTEVolete or dunque ch'io riprovi? Stanco

UGO D'ESTEio son di balestrare a segno morto.

UGO D'ESTEVolete voi combattere? Raccolgo

UGO D'ESTEl'arme che mi falsaste,

UGO D'ESTEe pur con questa io dico

UGO D'ESTEche solo valgo contra tutti voi.

UGO D'ESTEBalestrerò senza pavese e senza

UGO D'ESTEgiaco, e col capo

UGO D'ESTEscoperto, e a tutta gola

UGO D'ESTEcantando lo strambotto del macello.

UGO D'ESTE"Menatemi al macel se far volete

UGO D'ESTEcosa che piaccia al mio dannato core".

ALDOBRANDINO RANGONEO Ugo, o Ugo, che follia t'acceca?

UGO D'ESTEAttutar la follia di primavera

UGO D'ESTEmi bisogna. Mangiato ho il miel selvaggio,

UGO D'ESTEAldobrandino, e perso

UGO D'ESTEho l'anima nei vènti.

UGO D'ESTECon un atto graterno Aldobrandino lo prende fra le sue braccia; mentre già al suo cenno i compagni attoniti o accigliati si ritraggono, scompariscono tra gli alberi. Dalle logge discende la ripresa del coro, ma con suono più lontano.

IL CORO DELLE FANTI E DEI GARZONISapete perché grido guerra guerra?

IL CORO DELLE FANTI E DEI GARZONIPerché pace non trovo al mio languire.

IL CORO DELLE FANTI E DEI GARZONISapete perché grido serra serra?

IL CORO DELLE FANTI E DEI GARZONIPerché le porte non mi vole aprire....

ALDOBRANDINO RANGONEUgo, perché sei tanto corrucciato

ALDOBRANDINO RANGONEsenza cagione?

ALDOBRANDINO RANGONEQuale angoscia ti stringe, che me celi?

ALDOBRANDINO RANGONEDi che male infermato

ALDOBRANDINO RANGONEsei, che nascondi al fido fratel tuo?

ALDOBRANDINO RANGONEOra i giovani balestratori cantano, verso il fiume, come a dispetto.

IL CORO DEI COMPAGNIAll'uomo d'arme trombetta trombetta

IL CORO DEI COMPAGNIse vuoi che vada ben sotto la lancia.

IL CORO DEI COMPAGNIAl saccomanno falcetta falcetta

IL CORO DEI COMPAGNIse in campo non tien dritta la bilancia....

UGO D'ESTESono infermo di gioia,

UGO D'ESTEti dico, fratel mio.

UGO D'ESTEOdo il mio sangue

UGO D'ESTEcantare come tutte le fontane

UGO D'ESTEdi Belfiore. Entro il petto

UGO D'ESTEil cor vivo mi balza

UGO D'ESTEcome il cerbiatto che il mio padre insegue

UGO D'ESTEnelle selve di Po.

UGO D'ESTESe di gioia si muore, lode a Dio,

UGO D'ESTEio son prossimo a morte,

ALDOBRANDINO RANGONEAldobrandino. Parli

ALDOBRANDINO RANGONEcome chi esca di senno o trasogni.

UGO D'ESTE"Che foco è questo ch'arde e non

UGO D'ESTEconsuma?

UGO D'ESTEChe piaga è questa che sangue non

UGO D'ESTEgetta?"

UGO D'ESTEMangiato ho il miel novello,

UGO D'ESTEti dico, Aldobrandino.

UGO D'ESTEE voglia ho di cantare e di combattere.

UGO D'ESTE"Chi m'a dato quest'ale senza

UGO D'ESTEpiuma?

UGO D'ESTEChi m'addimanda e chiama e non aspetta?"

Una fante di Stella dell'Assassino appare furtiva tra la fronda. Cauta si accosta.

LA FANTEO Messer Ugo, Messer Ugo, qui

LA FANTEpresso è la vostra madre

LA FANTEMadonna Stella.

LA FANTEPerdonato da voi mi sia. Condotta

LA FANTEio l'ho. Voi la vedete.

Subitamente la Tolomei si mostra come chi esca dall'agguato. La favorita di Niccolò d'Este, non più giovine, è ancor bella e possente. Ella si slancia verso il figlio con un'ansia impetuosa, e lo stringe fra le sue braccia. Egli le si abbandona, quasi divenuto fragile a un tratto, ridivenuta fanciullo. Aldobrandino si ritrae, s'allontana.

STELLA DELL'ASSASSINOO tristo, tristo, che per rivederti

STELLA DELL'ASSASSINOdebba la madre tua mettere agguati

STELLA DELL'ASSASSINOdove la viperetta di Cesena

STELLA DELL'ASSASSINOha preso il luogo!

STELLA DELL'ASSASSINOSei tu prigione? o viperato sei?

STELLA DELL'ASSASSINOUgo, figlio mio dolce,

STELLA DELL'ASSASSINOgli occhi hai pieni di lacrime! Che pianto

STELLA DELL'ASSASSINOè questo?

UGO D'ESTEe questo? Ah, di dolcezza,

UGO D'ESTEmadre.

STELLA DELL'ASSASSINOmadre. Smagrato

STELLA DELL'ASSASSINOmi sembri, e fatto pallido;

STELLA DELL'ASSASSINOe intorno agli occhi il cerchio degli insonni

STELLA DELL'ASSASSINOhai, su le gote scarne;

STELLA DELL'ASSASSINOe troppo t'arde l'alito

STELLA DELL'ASSASSINOcome se febbricassi, o bello e dolce

STELLA DELL'ASSASSINOfiglio. Che hai? Che hai?

STELLA DELL'ASSASSINOAh, non me sbigottire.

STELLA DELL'ASSASSINODi che soffri, o mio bello e dolce figlio?

STELLA DELL'ASSASSINODi che t'angosci? Dimmi.

UGO D'ESTENon so, madre, non so.

UGO D'ESTEIl cor m'è cieco, e ondeggia per un mare

UGO D'ESTEpien di fragore e d'ombra. E sotto il vento

UGO D'ESTElagni raccolgo e doglia,

UGO D'ESTEe rimpianto di ciò che fu perduto

UGO D'ESTEper me, se bene

UGO D'ESTEnon mi sovvenga.

STELLA DELL'ASSASSINOO fiore di mia vita,

STELLA DELL'ASSASSINOche mai non diedi perché tu fiorissi?

STELLA DELL'ASSASSINOTi diedi col mio petto

STELLA DELL'ASSASSINOla speranza del mondo e il novel tempo

STELLA DELL'ASSASSINOe tutte l'allegrezze ch'ei rimena.

STELLA DELL'ASSASSINOMi feci come l'alba e la rugiada

STELLA DELL'ASSASSINOper addolcirti.

STELLA DELL'ASSASSINOOr sei diviso da me, sei reciso

STELLA DELL'ASSASSINOda me, o fiore

STELLA DELL'ASSASSINOdella mia carne; e sol rimasta è in me

STELLA DELL'ASSASSINOuna radice amara

STELLA DELL'ASSASSINOche non si può divellere. Ah, non soffri

STELLA DELL'ASSASSINOper questo? Dimmi, dimmi.

UGO D'ESTECosì m'avessi tu, madre, tenuto

UGO D'ESTEin te chiuso, m'avessi

UGO D'ESTEtu suggellato in te,

UGO D'ESTEm'avessi fatto tuo

UGO D'ESTEper sempre nel tuo sangue e nel tuo soffio;

UGO D'ESTEe prima le tue braccia dato avessi

UGO D'ESTEal taglio crudo, che lentar la stretta,

UGO D'ESTEo madre!

STELLA DELL'ASSASSINOo madre! Mio mio mio ti sento, o bello

STELLA DELL'ASSASSINOe dolce figlio, mio

STELLA DELL'ASSASSINOin me, risuggellato in me! Tu m'ami,

STELLA DELL'ASSASSINOtu m'ami. Trista t'è la vita, dove

STELLA DELL'ASSASSINOla mia nemica sul to viso spia

STELLA DELL'ASSASSINOla mia vendetta....

STELLA DELL'ASSASSINOAnsiosa, ella gli parla con l'alito nell'alito.

STELLA DELL'ASSASSINOla mia vendetta.... Dimmi,

STELLA DELL'ASSASSINOah dimmi: se tu m'ami, l'odii?

STELLA DELL'ASSASSINOSmarrito e tremante, il figlio muove le labbra quasi senza soffio.

UGO D'ESTEah dimmi: se tu m'ami, l'odii? Chi?

UGO D'ESTEchi, madre?

STELLA DELL'ASSASSINOchi, madre? L'odii tu,

STELLA DELL'ASSASSINOcon tutte le tue vene?

UGO D'ESTEChi, madre?

STELLA DELL'ASSASSINOChi, madre? Parisina Malatesta.

STELLA DELL'ASSASSINOEgli rovescia in dietro il capo.

STELLA DELL'ASSASSINOCome ti sbianchi! Come il cor ti balza!

STELLA DELL'ASSASSINOAh, mio figlio verace! Tanto dunque

STELLA DELL'ASSASSINOtu l'odii? Lascia ch'io t'ascolti il cuore.

STELLA DELL'ASSASSINOFiglio, che cuor terribile t'ho fatto!

STELLA DELL'ASSASSINOSuona come il brocchiere

STELLA DELL'ASSASSINOpercosso dal martello d'arme.

UGO D'ESTEpercosso dal martello d'arme. Sì,

UGO D'ESTEmadre, sì, per la Lupa

UGO D'ESTEdella tua Siena!

UGO D'ESTEUna forza terribile mi gonfia

UGO D'ESTEil cuore come quando

UGO D'ESTEla spada è tratta, la balestra è carica,

UGO D'ESTEe la polvere della prima schiera

UGO D'ESTEs'alza con l'ansia

UGO D'ESTEdella battaglia, e vampa

UGO D'ESTEd'allegranza è la fronte

UGO D'ESTEdel feditore,

UGO D'ESTEe in qualche luogo, in un cammin selvaggio,

UGO D'ESTEper una ripa verde,

UGO D'ESTEentro una fresca valle,

UGO D'ESTEin qualche luogo solo

UGO D'ESTEè la morte, e sul capo della morte

UGO D'ESTEla ghirlanda del sonno.

STELLA DELL'ASSASSINOCosì combatterai

STELLA DELL'ASSASSINOper la tua signoria

STELLA DELL'ASSASSINOa che t'ho fatto, o figlio

STELLA DELL'ASSASSINOdi leonessa.

UGO D'ESTEM'hai fatto per morire.

UGO D'ESTESe tu m'ascolti il petto,

UGO D'ESTEodi il rombo rimoto.

UGO D'ESTEStrano latte ti bevvi.

UGO D'ESTEQuali erano i tuoi sogni

UGO D'ESTEquando tu mi portavi?

STELLA DELL'ASSASSINOSogni di leonessa,

STELLA DELL'ASSASSINOse protesa è la branca

STELLA DELL'ASSASSINOnon per morire ma per dar la morte.

STELLA DELL'ASSASSINOTanto non sai? Se vivere non vuoi

STELLA DELL'ASSASSINOcome tu vivi,

STELLA DELL'ASSASSINOnon osi tu guardare la vergogna

STELLA DELL'ASSASSINOnostra e l'ammenda?

UGO D'ESTEAh, che vuoi dunque? Di': ch'io mi ribelli

UGO D'ESTEal mio padre? ch'io tagli il nodo?

STELLA DELL'ASSASSINOal mio padre? ch'io tagli il nodo? No.

STELLA DELL'ASSASSINOSofferitore sei. Sei paziente.

STELLA DELL'ASSASSINOTi curvi al giogo ruminando l'odio

STELLA DELL'ASSASSINOcome il vitello rumina il suo strame,

STELLA DELL'ASSASSINOUgo bastardo.

UGO D'ESTEHai il pungolo crudele,

UGO D'ESTEmadre.

STELLA DELL'ASSASSINOmadre. Non hai più madre.

STELLA DELL'ASSASSINOHai la matrigna

STELLA DELL'ASSASSINOche ti dà 'l pane e rigna.

STELLA DELL'ASSASSINOE tu t'appaghi di menar la vita

STELLA DELL'ASSASSINOdel bastardello,

STELLA DELL'ASSASSINOe i suoi cani di séguito tenerle

STELLA DELL'ASSASSINOa guinzaglio, e portare al collo l'arpa;

STELLA DELL'ASSASSINOché Maestro Domenico Calceda

STELLA DELL'ASSASSINOper te le fece il cordoncin di seta....

UGO D'ESTEAh, leonessa, come mordi e strazii!

UGO D'ESTEForzi a follia

UGO D'ESTEil folle. Brama

UGO D'ESTEnon ho se non di perdermi,

UGO D'ESTEoggi. E meglio perire

UGO D'ESTEm'è ch'essere a guinzaglio.

UGO D'ESTEE sia laccio per laccio,

UGO D'ESTEservaggio per servaggio,

UGO D'ESTEpeccato per peccato,

UGO D'ESTEse mi bisogna abbeverar colei

UGO D'ESTEche mi nudrì. Giungesti

UGO D'ESTEin punto, in giorno propizio, giungesti.

UGO D'ESTEOr ella è con le sue donne e la sua

UGO D'ESTEarpa sul suo ginocchio

UGO D'ESTEtien, forse; e canta.

UGO D'ESTEE salgo, e le apparisco.

UGO D'ESTEE, cacciatole in gola quella corda

UGO D'ESTEdi seta, onde m'irridi,

UGO D'ESTEio te la traggo. Te la traggo ai piedi

UGO D'ESTEancóra palpitante,

UGO D'ESTEche tu la calchi, che le schiacci il capo....

STELLA DELL'ASSASSINOTaci, taci! Furor non giova, grido

STELLA DELL'ASSASSINOnon vale. Siimi cauto.

STELLA DELL'ASSASSINONon ti forzo a follia,

STELLA DELL'ASSASSINOe non a perdimento.

STELLA DELL'ASSASSINOUopo non t'è di laccio, né di daga,

STELLA DELL'ASSASSINOma di silenzio

STELLA DELL'ASSASSINOe di man lieve.

STELLA DELL'ASSASSINOA sé lo trae, lo circonda. Egli chiude le palpebre su l'anima sua disperata.

STELLA DELL'ASSASSINOFatti più presso. Vieni sul mio petto.

STELLA DELL'ASSASSINOTi serro; in me ti chiudo; ti suggello

STELLA DELL'ASSASSINOin me. T'ho nel mio sangue e nel mio soffio.

STELLA DELL'ASSASSINOEcco, ti porto ancóra

STELLA DELL'ASSASSINOio nell'amor mio solo,

STELLA DELL'ASSASSINOche tu rinasca da me. Non tremare.

STELLA DELL'ASSASSINODimmi: tu l'odii?

UGO D'ESTEDimmi: tu l'odii? L'odio.

STELLA DELL'ASSASSINONon per te, non per me

STELLA DELL'ASSASSINOv'è salute, finché viva. Lo sai?

UGO D'ESTELo so.

STELLA DELL'ASSASSINOLo so. Ma non tremare.

STELLA DELL'ASSASSINOFar vuoi la mia vendetta?

UGO D'ESTEVoglio.

STELLA DELL'ASSASSINOVoglio. Ma non col ferro.

STELLA DELL'ASSASSINOVendetta cauta.

STELLA DELL'ASSASSINOM'ascolti?

UGO D'ESTEM'ascolti? Ascolto.

STELLA DELL'ASSASSINOSe ti sovviene della morte lenta

STELLA DELL'ASSASSINOd'Azzolino, ho la fiala.... Hai tu compreso?

UGO D'ESTEDammela.

STELLA DELL'ASSASSINODammela. Ma ti sfugge,

STELLA DELL'ASSASSINOse tremi.

UGO D'ESTEse tremi. Dammela.

STELLA DELL'ASSASSINOA stilla, a stilla,

STELLA DELL'ASSASSINOaccorto e cauto.... Hai tu compreso?

UGO D'ESTEaccorto e cauto.... Hai tu compreso? Dammela.

STELLA DELL'ASSASSINOA stilla a stilla.

STELLA DELL'ASSASSINORisorge ora nella loggia il coro feminile, e gli sciami sembrano agitarsi per le arcate aeree.

IL CORO DELLE FANTIChe foco è questo ch'arde e non

IL CORO DELLE FANTIconsuma?

IL CORO DELLE FANTIChe piaga è questa che sangue non

IL CORO DELLE FANTIgetta?

IL CORO DELLE FANTIChi m'a dato quest'ale senza piuma?

IL CORO DELLE FANTIChi m'addimanda e chiama e non aspetta?

Parisina Malatesta appare in cima alla scala seguita da una schiera di giovani sonatrici che portano strumenti e intavolature, come nel trionfo di Venere su la parete di Schifanoia.

UGO D'ESTEÈ Parisina, è Parisina. Madre,

UGO D'ESTEmadre, odi. È Parisina.

UGO D'ESTEEcco, viene. Ecco, scende.

STELLA DELL'ASSASSINOTi dà terrore? Voce

STELLA DELL'ASSASSINOhai di fuggiasco.

UGO D'ESTEhai di fuggiasco. Non ti partirai?

STELLA DELL'ASSASSINONo, non mi partirò.

STELLA DELL'ASSASSINOCome le donne scorgono la Senese, sbigottiscono; e in timore sussurrano intorno alla lor signora.

LE SONATRICI- O Madonna, Madonna,

LE SONATRICIscendere non vogliate!

LE SONATRICIscendere non vogliate! - Ritraetevi,

LE SONATRICIMadonna, in grazia.

LE SONATRICIMadonna, in grazia. - È la Senese, quella

LE SONATRICIde' Tolomei, la madre di Messere

UGOUgo. - N'avrete scorno,

UGOMadonna.

UGOMadonna. - Non vogliate seguitare!

UGO- È la Senese. Ell'è

UGOStella dell'Assassino,

UGObandita da Messere Nicolò.

UGO- Agguatata e appostata v'ha, per certo.

UGO- Malvagia ell'è. Non iscendete, in grazia.

UGO- Meglio la spalla volgere, Madonna.

UGOMa la madre di Ugo arditamente si fa a pié della scala, e scaglia l'oltraggio.

STELLA DELL'ASSASSINOO Parisina Malatesta, figlia

STELLA DELL'ASSASSINOdell'Ordelaffa, sangue

STELLA DELL'ASSASSINOdi rubatori, traditori e drude,

STELLA DELL'ASSASSINOcolor di vita più non hai, né osi

STELLA DELL'ASSASSINOfisar negli occhi miei gli occhi tuoi falsi;

STELLA DELL'ASSASSINOma non temere,

STELLA DELL'ASSASSINOché toccarti non degno.

STELLA DELL'ASSASSINONon io ti strapperò con le mie mani

STELLA DELL'ASSASSINOalla soglia non tua

STELLA DELL'ASSASSINOdove giugnesti quando ti vendette

STELLA DELL'ASSASSINOil tuo padre in Cesena

STELLA DELL'ASSASSINOcome schiavetta al giacitore d'Este;

STELLA DELL'ASSASSINOe non nubile ancóra

STELLA DELL'ASSASSINOeri, troppo al mercato acerba! No,

STELLA DELL'ASSASSINOl'anima perdere

STELLA DELL'ASSASSINOnon mi vale per sí vil sangue. Sopra

STELLA DELL'ASSASSINOti sta castigo più tremendo, più

STELLA DELL'ASSASSINOche se tutte le spine della terra

STELLA DELL'ASSASSINOio configgessi in te senza riposo.

STELLA DELL'ASSASSINOE ti lascio il presagio nella bocca

STELLA DELL'ASSASSINOcome sete mortale

STELLA DELL'ASSASSINOe polvere di fossa.

STELLA DELL'ASSASSINOE t'impreco sul capo del mio figlio

STELLA DELL'ASSASSINOche ti fa onta.

STELLA DELL'ASSASSINOS'ode per il folto del barco il suono dei corni, il latrato delle mute, il grido dei canattieri. Nicolò d'Este ritorna dalla caccia d'oltre Po. Il clamore s'avvicina. Lanciata l'ultima imprecazione, la Tolomei si ritrae, scompare tra gli alberi con la fante, per la via ond'è venuta. Fa l'atto di seguitarla il figlio, poi s'arresta, rimanendo in disparte; mentre Nicolò arriva col suo stuolo di cacciatori che suonano e cantano. Bei cani accoppiati e bei cavalli bardati egli ha seco, come Borso su la parete di Schifanoia sotto il segno dell'Ariete. Su la scala le donne sorreggono la figliuola di Lucrezia degli Ordelaffi, soffocata dalla vergogna e dal furore. La vede il marito e giocondamente la chiama.

IL CORO DEI CACCIATORINon dormite, o cacciatore,

IL CORO DEI CACCIATORIché la cerva s'è scoperta:

IL CORO DEI CACCIATORIla ne vien qua tutta esperta

IL CORO DEI CACCIATORIper mangiare erbette e fiore.

IL CORO DEI CACCIATORIper mangiare Non dormite, o cacciatore.

IL CORO DEI CACCIATORIL'è sì pronta nel fuggire

IL CORO DEI CACCIATORIche la pare un lionpardo:

IL CORO DEI CACCIATORInon è veltro sì gagliardo

IL CORO DEI CACCIATORIch'a lei possa pervenire:

IL CORO DEI CACCIATORIl'ha già fatto sbigottire

IL CORO DEI CACCIATORIne le selve più pastore.

IL CORO DEI CACCIATORIper mangiare Non dormite, o cacciatore.

NICOLÒ D'ESTEMia donna, quanta preda, quanta preda!

NICOLÒ D'ESTEDi cervi e cavriuoli

NICOLÒ D'ESTEnoi caricammo un burchio a passar Po,

NICOLÒ D'ESTEe pel soverchio carico mettemmo

NICOLÒ D'ESTEa rischio il legno che prendeva l'acqua

NICOLÒ D'ESTEinsino al tiemo;

NICOLÒ D'ESTEe si vogava nel vermiglio. O Strozzo,

NICOLÒ D'ESTEBraccio, recato sia

NICOLÒ D'ESTEinnanti il cervo di tredici palchi.

NICOLÒ D'ESTEDov'è Ugo?

NICOLÒ D'ESTECon tale aspetto il giovine s'avanza verso il padre, che questi a un tratto fiuta la bufera.

NICOLÒ D'ESTEDov'e Ugo? Or qual viso

NICOLÒ D'ESTEfai tu figliolo! E voi,

NICOLÒ D'ESTEmia donna?

NICOLÒ D'ESTELascia dietro sé le sonatrici Parisina, discendendo qualche grado.

PARISINAmia donna? Non io più

PARISINAsono la donna vostra,

PARISINAsignore.

NICOLÒ D'ESTEsignore. Or che v'accadde? Anco una volta

NICOLÒ D'ESTEveniste a rissa? Chi la mosse prima?

NICOLÒ D'ESTEDitemi, donna.

PARISINADitemi, donna. Non più son la donna

PARISINAvostra; ma son la schiava

PARISINAdi vil sangue venduta

PARISINAdal mio padre al piacer vostro, sicché

PARISINAlecito è che qualsisía

PARISINAdelle passate vostre concubine

PARISINAmi getti vituperio e mi minacci

PARISINAdi trascinarmi

PARISINAper i capegli,

PARISINAcome schiava ch'io sono,

PARISINAfuor delle vostre soglie....

NICOLÒ D'ESTEfuor delle vostre soglie.... Chi, chi mai

NICOLÒ D'ESTEtanto s'ardi?

PARISINAtanto s'ardi? Stella de' Tolomei,

PARISINAStella dell'Assassino, la malvagia

PARISINAfemmina, la rabbiosa

PARISINAlupa....

PARISINAIrrompe Ugo a mozzarle su le labbra l'ingiuria.

UGO D'ESTElupa.... Ah serrate,

UGO D'ESTEah soffocate quella bocca, padre,

UGO D'ESTEo io, se Dio mi danna,

UGO D'ESTEfarò che taccia.

NICOLÒ D'ESTEfaro che taccia. Me

NICOLÒ D'ESTEDio danna, me percote,

NICOLÒ D'ESTEche sempre mi travaglio

NICOLÒ D'ESTEtra odio ed ira, tra rancura e furia

NICOLÒ D'ESTEper careggiarti, per averti presso

NICOLÒ D'ESTEil cor mio, per colmarti d'ogni dono

NICOLÒ D'ESTEe d'ogni onore e d'ogni

NICOLÒ D'ESTEcarezza, mentre

NICOLÒ D'ESTEogni dì mi ti mostri più selvaggio....

NICOLÒ D'ESTELa veemenza del giovine non ha più freno.

UGO D'ESTEAh, meglio in selva vivere che in questa

UGO D'ESTEonta; meglio campar la vita in arme

UGO D'ESTEalla ventura sotto una masnada

UGO D'ESTEche in coppa d'oro tracannare il tossico;

UGO D'ESTEe meglio anco morire a ghiado, in capo

UGO D'ESTEdi strada, stando a barre ed a serraglia

UGO D'ESTEcon la balestra

UGO D'ESTEe con la stipa,

UGO D'ESTEcome bastardo ribelle....

NICOLÒ D'ESTEcome bastardo ribelle.... Minacci?

UGO D'ESTELa vita non mi vale

UGO D'ESTEpiù che la pelle del cervo sbranato

UGO D'ESTEdai tuoi cani. Mi parto

UGO D'ESTEalla ventura; e solo

UGO D'ESTEil cavallo ti prendo.

UGO D'ESTEE ch'io m'imbatta nella morte, prima

UGO D'ESTEche il sol novello fieda

UGO D'ESTEgli occhi miei senza sonno!

UGO D'ESTENé più mi rivedrai vivo, né più

UGO D'ESTEincrescerò a quella che t'acconcia

UGO D'ESTEil letto e figli

UGO D'ESTEti darà men selvaggi....

UGO D'ESTESubitamente Parisina scoppia in un gran pianto. Intorno al pianto si fa grave silenzio. S'ode nel silenzio venire dall'interno della loggia più lontana il canto attenuato.

IL CORO DELLE FANTISapete perché grido guerra guerra?

IL CORO DELLE FANTIPerché pace non trovo al mio languire.

IL CORO DELLE FANTISapete perché grido serra serra?

IL CORO DELLE FANTIPerché le porte non mi vole aprire....

SYSTEMAtto Secondo

IL CORO DELLE FANTILa Santa Casa di Loreto

IL CORO DELLE FANTIAppare la Casa di Nazareth, la semplice casa di Gioachino e di Anna, costrutta di pietre rossastre, con una porta, con una finestra, con un focolare, con un altare, quella che nella notte di maggio gli Angeli traslatarono su le loro ali alla spiaggia di Schiavonia e nella notte di decembre all'opposta riva, alla marca di Ancona, entro la selva dei lauri. Per la porta spalancata si scorge brillare fra i torchi e le lampade la Vergine nera, scolpita nel legno di cedro dalla mano di Luca Evangelista, coperta della preziosissima veste intessuta d'oro e di gemme. Le mura degli Ospizii s'alzano dietro il Santuario. Di là dal laureto splende il Mare Adriatico.

IL CORO DELLE FANTIIn contro al recinto, ove i monaci e i sacerdoti ricevono le offerte, è spiegato il ricco padiglione della pellegrina di Ferrara, distinto delle Aquile e dei Fiordalisi estensi. Presso il limitare del padiglione tre donzelle sedute, con su le ginocchia gli organi portatili, suonano e cantano. Quivi è Parisina; e la figlia di Nicolò di Oppizi, la Verde, le acconcia i capelli.

IL CORO DELLE FANTIS'approssima l'ora della Salutazione angelica, nel vespro di maggio. S'ode una cantilena di marinai. Le vele latine rosseggiano in mare. La cantilena del remo e della vela si mesce alle litanie degli Ospizii, alle laudi della chiericia.

IL CORO DELLE FANTIL'aria, presso e lontano, arde tutta quanta melodiosa.

LE TRE DONZELLEAve Maria, gratia plena.

LE TRE DONZELLETeco è il Signore.

LE TRE DONZELLEBenedetta infra le donne

LE TRE DONZELLEa tutte l'ore.

LE TRE DONZELLEBenedetto il frutto e il fiore

LE TRE DONZELLEdel tuo ventre, Maria.

LE TRE DONZELLEAve, donna graziosa.

LE TRE DONZELLEQuando a tal soglia

LE TRE DONZELLEvenne l'Annunciatore,

LE TRE DONZELLEfavellasti in ardore:

LE TRE DONZELLESono ancilla del Signore.

LE TRE DONZELLECome dici, cosè sia.

LE TRE DONZELLEAllor in te discese

LE TRE DONZELLEil Spirito Santo.

LE TRE DONZELLEMa dir non di potria quanto

LE TRE DONZELLEil tuo corpo oliva intanto,

LE TRE DONZELLEse ole del tuo pianto

LE TRE DONZELLEcielo e terra tuttavia.

LAUS VIRGINISO cunctarum

LAUS VIRGINISfeminarum

LAUS VIRGINISdecus atque gloria,

LAUS VIRGINISquam electam

LAUS VIRGINISet provectam

LAUS VIRGINISscimus super omnia;

LAUS VIRGINISvirga Jesse,

LAUS VIRGINISspes oppressae

LAUS VIRGINISmentis et refugium,

LAUS VIRGINISdecus mundi,

LAUS VIRGINISlux profundi,

LAUS VIRGINISDomini sacrarium;

LAUS VIRGINISclemens audi

LAUS VIRGINIStuae laudi

LAUS VIRGINISquos instantes conspicis;

LAUS VIRGINISmunda reos

LAUS VIRGINISet fac eos

LAUS VIRGINISbonis dignos coelicis.

MARINAIStella del mare,

MARINAIaiuta aiuta!

MARINAIPer costa e per altura,

MARINAIa misura e battuta,

MARINAIMaria, Vergine pura,

MARINAItu voglici aitare.

MARINAItu voglici aitare. Oh voga! Ponza!

MARINAIStella del mare,

MARINAIattrezza attrezza,

MARINAIalla vela alla vela!

MARINAIVergine benedetta,

MARINAIvieni all'arbore in vetta,

MARINAIvien presto e non tardare.

MARINAItu voglici aitare. Oh issa! Borda!

LE LITANIE LAURETANESancta Maria, ora pro nobis.

LE LITANIE LAURETANESancta Dei Genitrix,

LE LITANIE LAURETANESancta Virgo Virginum,

LE LITANIE LAURETANEMater Christi,

LE LITANIE LAURETANEMater divinae gratiae,

LE LITANIE LAURETANEMater purissima,

LE LITANIE LAURETANEMater castissima,

LE LITANIE LAURETANEMater inviolata,

LE LITANIE LAURETANEMater intemerata,

LE LITANIE LAURETANEMater amabilis,

LE LITANIE LAURETANEMater admirabilis,

LE LITANIE LAURETANEMater Creatoris,

LE LITANIE LAURETANEMater Salvatoris, ora pro nobis.

LE LITANIE LAURETANEParisina è seduta sotto il padiglione. La Verde l'acconcia e abbiglia. Nei cofani aperti brillano le robe e gli ornamenti.

PARISINAAhi, Vergine Maria,

PARISINAConsolatrice degli afflitti, ahi me,

PARISINAahi che la notte s'avvicina!

LA VERDEahi che la notte s'avvicina! Dama,

LA VERDEdi che voi vi lagnate?

PARISINAO Verde, ora tu m'hai

PARISINAa disfare le trecce

PARISINAche m'acconciasti.

LA VERDEche m'acconciasti. Dama, perché mai?

PARISINATonderle voglio e offerirle a Nostra

PARISINADonna per vóto,

PARISINAtonderle insino alla radice.

LA VERDEtonderle insino alla radice. Dama,

LA VERDEnon farete voi questo.

PARISINAnon farete voi questo. Mi risveglio

PARISINAla notte con la faccia divampata

PARISINAentro i capegli sparsi

PARISINAcome fiamme; e l'odore

PARISINAmi soffoca. Non più, non voglio più

PARISINAche tu me li profumi, come fai,

PARISINAinsino ov'è 'l pensiero mio nemico.

PARISINAAhi che la notte s'avvicina, Vergine

PARISINAclemente!

LA VERDEclemente! Non ismaniate, Dama!

LA VERDEo mai non finirò

LA VERDEd'acconciarvi.

PARISINAd'acconciarvi. Qual roba

PARISINAmi metti? La più bella, la più bella,

PARISINAquella di panno d'oro

PARISINAfodrata d'armellini;

PARISINAe il mantello fiamengo,

PARISINAgli zoccoli d'argento,

PARISINAe la rete, e la borsa, e il vel di Candia,

PARISINAe tutte le collane al collo, tutti

PARISINAalle dita gli anelli,

PARISINAe la cintura

PARISINAper cingermí più ricca, la più alta,

PARISINAquella a perle e balasci; ch'io sia carica

PARISINAdi gioie, ch'io mi porti

PARISINAaddosso quel che m'è più caro.

LA VERDEaddosso quel che m'è più caro. Dama,

LA VERDEquello che più v'è caro

LA VERDEvoi non l'avete già ne' vostri cofani

LA VERDEma nel cor chiuso; e non ho io la chiave.

PARISINAInginòcchiati, copriti

PARISINAil capo, e piangi.

LA VERDEil capo, e piangi. Ah non è tempo ancóra

LA VERDEche in lacrime l'amor si cangi, Dama.

PARISINAChe nome hai nominato? Dio mi salvi.

PARISINANon hai vergogna?

Come la Verde è ginocchioni a servirla, ella si china e la prende per i capelli. Con grazia ardita la donna acciuffata si volge, e lancia la frottola.

LA VERDEAmor prese Vergogna per lo mento.

LA VERDEE, com' ei l'ebbe tocca,

LA VERDEella si fece bianca. Sacramento

LA VERDEfu 'l bacio nella bocca.

LA VERDEParisina ritrae lentamente la mano e socchiude le palpebre, come invasa da sùbito languore.

PARISINAVerde, appari gioiosa;

PARISINAma non so se tu tremi

PARISINAquando indovini.

PARISINALieve sembra il tuo cuore

PARISINAcome foglia novella.

PARISINACome tizzo il mio stride;

PARISINAe tu sopra vi soffii.

PARISINAIn luogo di salute

PARISINAesser può perdimento?

PARISINAAhi che la notte s'avvicina, ahi me,

PARISINAPorta del Cielo!

PARISINASono carica d'oro. Ave, Maria.

PARISINASon carica di gemme. Eccomi a te.

PARISINASono piena di mali.

PARISINAA te m'offro, Salute degli infermi.

PARISINAMagnifica, si appresta ad escire dal padiglione la marchesa di Ferrara. Al ricchiamo della Verde uno stuolo di fanti accorre; e dinanzi alla signora stende i tappeti, perché ella vi cammini su gli alti zoccoli fini ai cancelli del Santuario. Le tre donzelle riprendono la sequenza sugli organi. Giungono dagli Ospizii le litanie lauretane. S'ode a quando a quando per la marina suono di bùccine, e l'invocazione alla Stella del mare.

MARINAIStella del mare,

MARINAIaiuta aiuta!

LE TRE DONZELLEAve Maria, gratia plena.

LE TRE DONZELLETeco è il Signore.

LE TRE DONZELLEBenedetta infra le donne

LE TRE DONZELLEa tutte l'ore.

LE TRE DONZELLEBenedetto il frutto e il fiore

LE TRE DONZELLEdel tuo ventre, Maria.

LE LITANIE LAURETANEVirgo prudentissima,

LE LITANIE LAURETANEVirgo veneranda,

LE LITANIE LAURETANEVirgo praedicanda,

LE LITANIE LAURETANEVirgo potens,

LE LITANIE LAURETANEVirgo clemens,

LE LITANIE LAURETANEVirgo fidelis,

LE LITANIE LAURETANESpeculum justitiae,

LE LITANIE LAURETANEVas spirituale,

LE LITANIE LAURETANEVas honorabile,

LE LITANIE LAURETANEVas insigne devotionis, ora pro nobis.

MARINAIStella del mare,

MARINAIaiuta aiuta!

MARINAIParisina si avanza verso i cancelli, per la preghiera e per l'offerta. Di dietro i cancelli l'officiatore, assistito dagli acoliti, riceve i doni preziosi.

PARISINABene morrò d'amore,

PARISINAbene morrò d'amore

PARISINAper te, mistica Rosa, e pel tuo Figlio.

PARISINAPer te aulente Giglio,

PARISINAmorrò d'amore.

PARISINALa pellegrina si toglie a una a una le sue gioie per offerirle. Poi si toglie la cintura, la vesta, il mantello, gli zoccoli; sì che rimane con una semplice tonacella di tabì bianco e con i calzaretti di tela d'argento.

PARISINAEcco la rete

PARISINAde' miei capelli.

PARISINADi vigilanza io resti inghirlandata.

PARISINAEcco il mio velo.

PARISINASul viso ignudo

PARISINAio riceva da te la tua rugiada.

PARISINAEcco le mie collane.

PARISINAEco tutti gli anelli.

PARISINAEcco il mio manto,

PARISINAche non ha stelle.

PARISINADella tua grazia

PARISINAammanta il mio dolore.

PARISINAEcco il mio cinto

PARISINAche sì m'aggrava.

PARISINALa mia fatica

PARISINAfascia del tuo vigore.

PARISINAEcco io mio drappo

PARISINAche brilla e opprime.

PARISINASol porti io vestimento

PARISINAdi caritade.

PARISINAEcco, mi tolgo

PARISINAanco i calzari.

PARISINABianca e scalza io cammini

PARISINAper le tue strade.

PARISINARimasta con la tonacella bianca, avendo compiuta l'offerta, ella si prostra col volto sina a terra. Le donne dietro di lei racattano i tappeti per segno della sua umiliazione. Il suono delle bùccine per la marina si fa più frequente e più aspro. S'ode il grido dei naviganti.

VOCI DI MARINAIAiuta aiuta!

VOCI D'UOMINI D'ARMEEste Este! Diamante, Diamante!

VOCI D'UOMINI D'ARMEUn clamore d'assalto e di battaglia va crescendo su pel laureto, e già supera i cantici sacri. Un sùbito sgomento invade le donne e la chiericia. Uomini giungono su per la selva, ansanti, e annunziano il pericolo.

VOCI SPARSE- I corsali, i corsali

VOCI SPARSEdi Schiavonia!

VOCI SPARSEdi Schiavonia! - Serrate!

VOCI SPARSEla chiostra!

VOCI SPARSEla chiostra! - Gli Schiavoni! Gli Schiavoni!

VOCI SPARSE- Abbarrate il Tesoro!

VOCI SPARSE- Este Este! Diamante, Diamante!

VOCI SPARSESopraggiunge Aldobrandino dei Rangoni, con la spada in pugno. Parisina lo scorge e chiama, accorrendo verso lui.

PARISINAAldobrandino! Aldobrandino! Dove

PARISINAlasciaste Ugo?

ALDOBRANDINOlasciaste Ugo? Madonna, non temete,

ALDOBRANDINOnon temete. Ei conduce

ALDOBRANDINOle scorte. È bene armato. Gli Schiavoni

ALDOBRANDINOfanno la scorreria,

ALDOBRANDINOper rapinare la Vergine nera.

ALDOBRANDINOEi trascinano l'Idolo di bronzo

ALDOBRANDINOtratto dal mare.

PARISINAtratto dal mare. Quale idolo? Quale

PARISINAidolo?

ALDOBRANDINOidolo? Non temete,

ALDOBRANDINOMadonna.

PARISINAMadonna. Ugo dov'è?

ALDOBRANDINOAlla battaglia, alla battaglia. Ei vince.

ALDOBRANDINOAddio, Madonna.

ALDOBRANDINODispare per la selva contrastata.

IL GRIDO DEI COMBATTENTIEste Este! Diamante, Diamante!

IL GRIDO DEI COMBATTENTISul Santuario, sugli Ospizi, sul laureto, sul mare il vespro di maggio accende ed eccita i suoi fuochi. Parisina, abbracciata alle sbarre dei cancelli, è perduta con gli occhi e con l'ansia nell'Imagine di cedro che scintilla sotto le lampade numerose. Le più ardite fra le sue donne si sporgono dal crine dell'altura alle vedette.

LE FANTI- Spingono il carro su per l'erta, il carro

LE FANTIdipinto.

LE FANTIdipinto. - È il carro dei Piceni.

LE FANTIdipinto. - È il carro dei Piceni. - L'Idolo

LE FANTItraballa.

LE FANTItraballa. - Quante braccia! Quante braccia

LE FANTIcontro le ruote!

LE FANTIcontro le ruote! - Quante braccia rosse!

LE FANTIIl sangue cola. Il carro è rosso.

LE FANTIIl sangue cola. Il carro è rosso. - Quante

LE FANTIbraccia! A colpi di spada,

LE FANTIa colpi d'azza le troncano, e pare

LE FANTIche rinascano sempre.

LE FANTI- I pugni mozzi restano abbrancati

LE FANTIai razzi delle ruote.

LE FANTIai razzi delle ruote.- Ecco, ora l'Idolo

LE FANTIs'abbatte!

LE FANTIs'abbatte!- È tutto verde,

LE FANTIdi smalto gli occhi.

LE FANTI- Gli occhi di smalto,

e d'ogni parte sembrano guatare.

LE FANTI- È la Dimonia che dimora ai monti

LE FANTIdella Sibilla

LE FANTIcol cavalier dannato.

LE FANTI- È quella che dimora in fondo al mare

LE FANTIe prendere si lascia dalle reti

LE FANTIdei pescatori.

LE FANTIdei pescatori. - È póntano,

LE FANTIe spingono!

LE FANTIe spingono! - Son vénti braccia ancóra.

LE FANTIEcco, ecco, fanno sforzo.

LE FANTIEcco, ecco, fanno sforzo.- Mozza! Mozza!

LE FANTI- Taglia! Taglia!

LE FANTI- Taglia! Taglia! - Messer Ugo! Messer

LE FANTIUgo!

LE FANTIUgo! - Son sette,

LE FANTIson sette braccia rosse

LE FANTIche póntano; son cinque

LE FANTIuomini e sette braccia.

LE FANTIuomini e sette braccia. - Tronca! Tronca!

LE FANTI- Non è carne ma ferro.

LE FANTI- Non è carne ma ferro. - E monta, e monta!

LE FANTI- E l'Idolo sta ritto!

LE FANTI- E l'Idolo sta ritto! - Taglia! Taglia!

LE FANTI- Non son che tre. Terribili,

LE FANTItutti sangue.

LE FANTItutti sangue. - Terribili.

LE FANTIPóntano i moncherini.

LE FANTIPóntano l'ossa.

LE FANTI- Este Este!

LE FANTI- Este Este! - Messer Ugo!

LE FANTIMesser Ugo!

LE FANTIMesser Ugo! - Non han più occhi sotto

LE FANTIla fronte. Con i denti

LE FANTIguatano! Hanno lo smalto

LE FANTIbianco della Dimonia

LE FANTIocchiuta nelle bocche disperate.

LE FANTI- Son morti. Morti sono,

LE FANTIe sforzano.

LE FANTIe sforzano. - Son morti, e non stramazzano.

LE FANTI- Eccoli in vetta! Eccoli in vetta!

LE FANTI- Eccoli in vetta! Eccoli in vetta! - È l'Idolo

LE FANTIche cammina coi piedi suoi di bronzo

LE FANTIsopra il macello!

LE FANTIsopra il macello! - Fuggi! Fuggi!

LE FANTIsopra il macello! - Fuggi! Fuggi! - Scampa!

LE FANTILe donne fuggono sbigottite. Il plaustro è giunto quasi in vetta, e s'arresta con le due ruote sul corpo traverso dell'ultimo caduto. Su i lauri curvati e schiantati l'Idolo s'alza immobile contro i roghi consunti dell'orizzonte marino, in un cerchio irto di spuntoni, di mannaresi e di corsesche.

LE VOCI DEI VITTORIOSIEste Este! Diamante, Diamante!

Appare Ugo d'Este, con la faccia ardente, con la spada in pugno levata. Come Parisina lo scorge, fa l'atto di balzare verso di lui; ma si rattiene.

UGO D'ESTEVittoria! Sia laudata

UGO D'ESTEla Regina del Cielo!

UGO D'ESTEAbbiamo vinto.

PARISINASano e salvo? Ferito

PARISINAnon siete? Molto sangue

PARISINAè su voi.

UGO D'ESTEè su voi. No. Ferita

UGO D'ESTEnon sento. È il sangue dei corsali.

PARISINAnon sento. È il sangue dei corsali. Grazie

PARISINArendiamo a Dio Signore,

PARISINAgrazie alla Madre dell'Iddio Signore.

PARISINAElla prende per mano il suo figliastro e lo conduce ai cancelli del Santuario. La chiericia intona l'Antifona.

UGO D'ESTEA te, Torre d'avorio,

UGO D'ESTEconsacro la mia spada sanguinosa.

UGO D'ESTEAprono gli acoliti i cancelli perché il difensore e la donatrice possano prostrarsi alla soglia della Santa Casa. L'uno e l'altra si tengono tuttavia per mano; e in tale atto s'inginocchiano, reggendo egli nella destra, con la punta in alto, la spada votiva.

ANTIPHONASalve, Regina, Mater misericordiae,

ANTIPHONAvita, dulcedo, et spes nostra, salve.

ANTIPHONAAd te clamamus....

ANTIPHONAIl sacerdote fa il segno di benedizione su i prostrati, e riceve l'offerta del ferro. Ugo e Parisina si levano, ambedue impalliditi. Ella abbraccia il suo figliastro e lo bacia su la gota. Nell'abbraccio, la tonacella bianca si macchia di sangue contro il corsaletto; ma niuno dei due se n'avvede. Tenendosi per mano si volgono, ripassano i cancelli, camminano come in sogno verso il padiglione.

LA VERDEDama, chi v'ha piagata?

LA VERDEUna macchia di sangue

LA VERDEavete in mezzo al petto.

LA VERDEO Vergine Maria!

LA VERDEEntrambi sussultano come in súbito risveglio.

PARISINAVerde, t'abbagli?

LA VERDEVerdi, t'abbagli? Avete in mezzo al petto

LA VERDEuna macchia vermiglia.

LA VERDEFerita siete, Dama? O Gesù Cristo!

LA VERDEParisina, smarrita, piega gli occhi a guardare, e vi cerca la piaga nel petto con le mani. Poi tenta di sorridere.

PARISINAUgo, m'avete insanguinata.

LA VERDEUgo, m'avete insanguinata. Oimè!

LA VERDEMesser Ugo, vi gronda

LA VERDEsangue dal collo

LA VERDEe ne' capegli vi s'aggruma.

PARISINAe ne' capegli vi s'aggruma. Ah, dove?

PARISINAdove?

PARISINAElla gli solleva i capelli di su la nuca.

PARISINAdove? È vero. Tagliato

PARISINAsiete.

UGO D'ESTEsiete. Non duole.

LA VERDEsiete. Non duole. È come

LA VERDEintacco di mannaia

LA VERDEquando la man del giustiziero trema

LA VERDEe il colpo falla.

PARISINAe il colpo falla. Dio ci aiuti! Esperta

PARISINAsei del ceppo? Vogliate qui sedere

PARISINAche medicarvi io possa.

PARISINAO Verde, porta l'acqua e i pannilini,

PARISINAe una pezzuola d'unguento. Vedrete

PARISINAche bene medicarvi

PARISINAsaprò, così che quando

PARISINAtornato siate

PARISINAal vostro padre

PARISINAnon pur si scorga

PARISINAla cicatrice.

PARISINAIn mal luogo vi colse

PARISINAil colpo, in mortal luogo; e fu ventura

PARISINAgrande che via passasse....

PARISINAOr che saria di Parisina?

UGO D'ESTEOr che saria di Parisina? Or voi

UGO D'ESTEcomposto m'avereste nella bara,

UGO D'ESTEpoi, legata la cassa in sul giumento,

UGO D'ESTEricondotto laggiù per la via lunga,

UGO D'ESTEaccompagnato fra le dolci cose

UGO D'ESTEdi primavera;

UGO D'ESTEe io, per mezzo all'assi,

UGO D'ESTEper mezzo alla mia coltre, ahimè, non più

UGO D'ESTEnon più v'avrei veduta con questi occhi!

UGO D'ESTESol tal pensiero

UGO D'ESTEm'era nel cuore mentre combattevo,

UGO D'ESTEe tanto erami forte che sol esso,

UGO D'ESTEsol esso e non il ferro,

UGO D'ESTEparava alla mia vita

UGO D'ESTEogni colpo mortale. Diamante,

UGO D'ESTEgridavano le scorte, Diamante!

UGO D'ESTEE tutta in un pensiero

UGO D'ESTEadamantina era la vita mia.

PARISINAAh, signore mio figlio, già m'avete

PARISINAvoi maculata,

PARISINAm'avete insanguinata

PARISINAa mezzo il petto. Ora perché volete

PARISINAardermi?

UGO D'ESTEardermi? Figlio

UGO D'ESTEmi dite! Figlio della Primavera

UGO D'ESTEgiovinetta or son io dunque a prodigio?

PARISINANon potrò più toccarvi, né sanarvi,

PARISINAahimè, figlio ferito!

UGO D'ESTEChi sanerà la fiamma?

UGO D'ESTEE che giova stagnare alcuna goccia,

UGO D'ESTEse il cuor lascia fuggirsi

UGO D'ESTEtanto flutto che il mondo n'è vermiglio?

UGO D'ESTELa Verde riappare coi pannilini e col bacino.

LA VERDEEcco, Dama.

LA VERDEElla depone il tutto; poi esita qualche istante, e si ritrae lievemente senza rivolgere le spalle, camminando a ritroso, con gli occhi fissi sopra i due perduti.

PARISINAEcco, Dama. Vedete.

PARISINAEcco l'acqua, ecco i lini, et ecco il

PARISINAbalsamo.

PARISINAMa non più m'ardisco.... Se pietà

PARISINAho di voi, non avrete

PARISINApietà di me che tutta

PARISINAsmarrita sono dalla grande angoscia?

PARISINAInginocchiàti su la soglia santa

PARISINAfummo. Io donai

PARISINAquanto più caro m'era. Consacraste

PARISINAvoi la spada ancor calda

PARISINAd'eccidio. Nella grazia

PARISINAdel vóto or siamo entrambi,

PARISINArestituiti entrambi

PARISINAalla grazia divina.

PARISINALa moglie di Nicolò è tutta tremante. Folle di desiderio è il figlio di Stella, e ancóra inebriato di battaglia.

UGO D'ESTEalla grazia divina. Ho combattuto,

UGO D'ESTEho combattuto pel mio vóto, senza

UGO D'ESTEcedere, nel pericolo più folto.

UGO D'ESTEDa solo ho combattuto come cento;

UGO D'ESTEe la mia spada aveva cento punte

UGO D'ESTEe cento tagli alla carneficina....

UGO D'ESTEIl volto della Malatesta subitamente s'infiamma, quasi che le si apprenda l'ebbrezza sanguinaria.

PARISINACosì, così combattere vorrei!

UGO D'ESTEL'arme e la gioia erano una potenza

UGO D'ESTEsola. Alla prova santa, la mia facia,

UGO D'ESTEi miei capelli, le mie mani, tutte

UGO D'ESTEle mie vene erano una sola vampa,

UGO D'ESTEcome a gioco d'amore....

PARISINAAh, veduto io t'avessi!

UGO D'ESTEAh, veduto io t'avessi! E la battaglia

UGO D'ESTEmi soffiava su gli occhi come il vento

UGO D'ESTEdi Schiavonia;

UGO D'ESTEe le grida e il clamore

UGO D'ESTEparevano rilucere, e la luce

UGO D'ESTEdi tutto il cielo

UGO D'ESTEparea gridare come il combattente....

PARISINAGridavi tu? Gridavi

PARISINAad ogni colpo? Udito

PARISINAio t'avessi!

UGO D'ESTEio t'avessi! Io non so se la mia gola

UGO D'ESTEfacesse grido né qual grido; ma

UGO D'ESTEnel rombo de' miei polsi

UGO D'ESTEudivo il cor gridare un nome, un nome,

UGO D'ESTEun aguzzato nome penetrabile

UGO D'ESTEcome stocco....

PARISINAcome stocco.... Qual nome?

UGO D'ESTEcome stocco.... Qual nome? Parisina!

UGO D'ESTEParisina!

PARISINAParisina! Così gridavi?

UGO D'ESTEParisina! Così gridavi? E il nome

UGO D'ESTEe il cuore e il braccio e l'arme

UGO D'ESTEerano una virtù sola, veloce

UGO D'ESTEcome la forza tacita del sogno;

UGO D'ESTEe gli uomini cadevano

UGO D'ESTEintorno a me guardandomi

UGO D'ESTEnegli occhi, come in sogno

UGO D'ESTEquando uno solo è come moltitudine

UGO D'ESTEe un viso è come mille

UGO D'ESTEe il cor supino è pieno di memoria

UGO D'ESTEvertiginosa.

UGO D'ESTECiascun percosso

UGO D'ESTEparea gridarmi:

UGO D'ESTEPer chi m'uccidi?

UGO D'ESTEAh, ben io so. Un riso

UGO D'ESTEarido mi saliva dai precordii....

PARISINACh'io li veda, li veda!

PARISINACh'io mi chini a spiarli

PARISINAnegli occhi aperti, i tuoi uccisi, ch'io

PARISINAne scopra i tagli,

PARISINAch'io sappia come tu ferisci. Andiamo!

PARISINADi che è questo sangue che me segna?

PARISINAStanno in mucchio tra i lauri,

PARISINAstanno riversi per la china, rotti

PARISINAsotto il carro. Taluno forse vive,

PARISINAnon è spirato ancòra; e con quegli occhi

PARISINAche ti guardarono

PARISINAmi guarderà.

UGO D'ESTEmi guarderà. Io solo

UGO D'ESTEti guarderò, io solo.

UGO D'ESTEAh fosse - io mi sognava nel mio cor

UGO D'ESTEfolle mentre la forza

UGO D'ESTEmi cresceva alla strage -

UGO D'ESTEfosse a vespro tagliata

UGO D'ESTEogni vita così

UGO D'ESTEcome il campo del grano

UGO D'ESTEalla fine dell'opra

UGO D'ESTEraso è dal mietitore;

UGO D'ESTEe noi due, soli insieme

UGO D'ESTEnoi due, lasciate fossimo di qua

UGO D'ESTEdalla morte, noi due

UGO D'ESTEin un nodo, così come ti serro,

PARISINAPerdutamente egli ghermisce la donna, che si divincola atterrita e si dislaccia.

PARISINAParisina.... Ah follia, perdizione,

PARISINAmorte nostra! Il Nemico è sopra noi,

PARISINAche tra' suoi beveraggi

PARISINAha scelto il più crudele,

PARISINAha scelto il sangue per inebriarci!

PARISINANon so che fumo atroce

PARISINAsalito è dal profondo,

PARISINAnon so che mala ebrezza.... Mi risveglio,

PARISINAecco, mi scrollo.

PARISINAIo ti prego, t'imploro!

PARISINANon far peccato,

PARISINAnon far peccato orrendo!

PARISINAInginocchiàti su la soglia santa

PARISINAfummo. Sciogliemmo il vóto.

PARISINANon esser cieco,

PARISINAnon m'accecare!

PARISINAVinci il Nemico,

PARISINAche sta nell'ombra,

PARISINAche nell'ombra ci agguata.

PARISINALa notte viene,

PARISINAla notte viene.

PARISINAAncora nella sera che si costella, s'ode lungo la marina il suono roco delle bùccine. L'Idolo è alzato nel carro, tra i lauri, sul crine del poggio, contro l'ultima banda di rossore crepuscolare. Giunge dagli Ospizii l'infinita litania.

PARISINAAccendete le fiaccole! Recate

PARISINAtutti i doppieri!

PARISINACom'ella fa l'atto di volgersi verso le cortine che chiudono il fondo del padiglione, a chiamare la sua gente, il forsennato la trattiene a forza e con la mano osa chiuderle la bocca.

UGO D'ESTEtutti i doppieri! Taci! Taci! L'ultima

UGO D'ESTEluce recato ha l'ultima

UGO D'ESTEombra per me su la terra, e la notte

UGO D'ESTEsenz'alba. Taci! Se taluno reca

UGO D'ESTEla fiaccola, io l'atterro

UGO D'ESTEe nel viso gli spengo

UGO D'ESTEla fiamma....

PARISINAla fiamma.... Ah chi ti toglie

PARISINAil senno? Chi ti rende sì feroce?

PARISINAGli uccisi ti guardavano negli occhi....

UGO D'ESTEEro con loro su l'abisso buio

UGO D'ESTEsenza precipitare,

UGO D'ESTEper voler prima sciogliere il mio vóto.

PARISINAIl tuo vóto! Oh parola scellerata!

PARISINAGià nel viso l'ardore dell'inferno

PARISINAhai.

UGO D'ESTEhai. L'ardor dell'Inferno mi sarà,

UGO D'ESTEdopo, più dolce, sette volte più

UGO D'ESTEdolce che se dirmissi

UGO D'ESTEnelle tue braccia avvinto

UGO D'ESTEe ti sentissi abbandonar l'un braccio

UGO D'ESTEnel lieve sonno.

UGO D'ESTELa donna fa l'atto di lanciarsi fuori del padiglione. Rattenuta, ritrascinata, rovescia il capo indietro a scorgere di là dai cancelli chiusi la Vergine nera.

PARISINAMercé, Maria! Mercé, Vergine santa!

PARISINASe tutto ti donnai,

PARISINAse tutta mi t'offersi,

PARISINAsalvami!

UGO D'ESTEsalvami! Io l'ho servita per l'amore,

UGO D'ESTEper l'amore.

PARISINAper l'amore. Maria,

PARISINAo Regina dei Martiri, Maria,

PARISINAschiantami il cuore, fammi cader morta,

PARISINAsalvami dal peccato orrendo!

UGO D'ESTEsalvami dal peccato orrendo! Segno

UGO D'ESTEnon dà. Io l'ho servita per l'amore,

UGO D'ESTEper l'amore.

PARISINAper l'amore. Ugo, ascolta,

PARISINAascolta. Dammi tregua.

PARISINAIl Nemico ci tiene,

PARISINAil Maligno è su noi.

PARISINAConcedimi la prova

PARISINAdella preghiera.

PARISINAAscolta. Aspetta. Dammi tregua. Vieni.

PARISINAM'inginocchio. Inginòcchiati. Preghiamo.

Ella si getta ginocchioni, traendo per le mani il giovine, che s'inginocchia di contro a lei. Sono senza colore entrambi, anelanti, a viso a viso, con le pupille nelle pupille, col respiro nel respiro, in un attimo soprano d'attesa, di terrore e di passione.

PARISINAAll'improvviso, quasi che l'attimo scocchi, con una veemenza unanime, le due bocche aride si congiungono come per beversi o per divorarsi. Così congiunti, i due perduti a poco a poco si piegano sul fianco; sicchè l'una e l'altro toccano insieme con la gota il tappeto disteso su la nuda terra.

PARISINAL'uno accanto all'altra, senza disgiungere le labbra e le braccia, s'allungano nel letto dell'ombra per giacersi e morire.

SYSTEMAtto Terzo

PARISINALa Camera "A Ursi" in Belfiore

PARISINALa camera è profonda e ricca. Il gran letto è involto nelle cortine. I doppieri sono spenti. Sola arde una lanterna posta sul pavimento, di contro alla porta. Parisina è a giacere in un tappeto, presso la lanterna. Poggiati i gomiti, stretto fra le pugna chiuse il capo, inganna l'attesa leggendo il Romanzo di Tristano. Il lume rischiara la faccia intenta e il libro aperto sul corpo dell'arpa come su leggio. Il rimantente è nell'ombra. Sopra una scranna la Verde sembra sonnecchiare. La finestra è aperta alla notte bella e all'orezzo dei verzieri in fiore.

PARISINACredendo udire il passo furtivo presso la soglia che il lume basso segna d'una riga indicatrice, Parisina sobbalza, si leva su i ginocchi, e ascolta palpitante. Giunge sul vento notturno alcun lembo d'un coro noto ma remoto:

PARISINA"Che foco è questo ch'arde e non

PARISINAconsuma?

PARISINAChe piaga è questa che sangue non

PARISINAgetta?"

PARISINADormi? Verde, tu dormi?

PARISINAElla si leva in piedi, va all'uscio, lo apre; guarda nell'andito buio. Si ritrae rabbrividendo; e si volge, con la faccia sbiancata dal terrore. L'uscio rimane socchiuso. La lanterna e il libro rischiarato sul corpo dell'arpa rimangono a terra.

PARISINADormi?

LA VERDEDormi? No, Dama bella.

LA VERDEElla si scuote e s'alza, mentre l'aspettante le si accosta, sconvolta.

PARISINAVerde!

LA VERDEVerde! Qual mai paura entrata v'è

LA VERDEaddosso, Dama?

PARISINAaddosso, Dama? Ancóra là, nel buio,

PARISINAnell'andito, davanti

PARISINAla porta, traveduta

PARISINAl'ho.

LA VERDEl'ho. La fantasima?

PARISINAEd ei tarda. Perché tarda stanotte?

PARISINAL'andito è nero

PARISINAper ove ei viene

PARISINAcon le mani tastando

PARISINAcome il cieco mendico.

PARISINAMa posta ho in terra

PARISINAla lampada perché sotto la porta

PARISINAsegni il segnale di luce. Or qualcuno

PARISINAè tra la lampada e la notte. Ancóra

PARISINAnon s'ode il terzo grido delle scolte,

PARISINAe tu dormi! Se taci, t'addormenti,

PARISINAmeschina; né pur sai dove noi siamo,

PARISINAné pur sai chi s'attenda.

PARISINATi prenderò per i capegli, il capo

PARISINAti scoterò, come allora; perché

PARISINAnon pur sai che stanotte

PARISINAfa l'anno, quando

PARISINAti volgesti sfacciata

PARISINAa dire il bacio

PARISINAd'Amore e di Vergognia.

PARISINAElla erra smaniosa intorno al lume basso e al libro aperto.

LA VERDEd'Amore e di Vergognia. Dama, Dama,

LA VERDEvoi non mi date mai posa, né dì

LA VERDEné notte. Or sempre nascono rampogna

LA VERDEe rimbrotti, doglienza e crucci. Almanco

LA VERDEio bene vi guardai, bene vi guardo,

LA VERDEche passo l'ore buie

LA VERDEcontro l'uscio inchiodata

LA VERDEcome serrame;

LA VERDEe la vita vi dono,

LA VERDEché sento omai

LA VERDEquesto mio capo debole in sul gambo

LA VERDEqual frutto mézzo che pur dee cadere.

LA VERDERapida la tormentata le si accosta, roca le parla.

PARISINATu tremi il tradimento e la mannaia,

PARISINAmeschina? Hai tu sospetto

PARISINAche taluno ne spii,

PARISINAtaluno a cui di me

PARISINAincresca?

LA VERDEincresca? Forse, Dama.

PARISINAChi? La Chiara de Mantova?

LA VERDEChi? La Chiara de Mantova? Sicura

LA VERDEdi lei non sono; ma v'è altri....

PARISINAdi lei non sono; ma v'è altri.... Chi?

PARISINAZoese?

LA VERDEZoese? Ei va braccando,

LA VERDEmi sembra, e mal sorride....

PARISINAmi sembra, e mal sorride.... È certo, è certo!

PARISINAApparita non m'è senza cagione.

PARISINAPallida il viso

PARISINAcome la prima cenere che vela

PARISINAla brace, in un camaglio

PARISINAa liste brune e d'oro,

PARISINAmi stava al capezzale.

PARISINACol peso della carne del mio cuore

PARISINApesava il mio peccato. E disse: "Io so.

PARISINAMa che paventi? Il ferro

PARISINAnon divide la fiamma,

PARISINAnon divide la fiamma che s'aderse."

LA VERDEDi chi parlate voi?

PARISINADi chi parlate voi? Ma guarda, guarda,

PARISINAse l'animo ti basta. Ora non è

PARISINAalzata tra la lampada e la notte?

PARISINAElla s'arresta con un gran fremito, come davanti a un pensiero vivente.

LA VERDEDama, Dama, sognate voi movendo

LA VERDEe favellando, come

LA VERDEfa l'Isabetta? O la febbre maggese

LA VERDEdi sùbito vi piglia?

PARISINAdi sùbito vi piglia? Questa pena

PARISINAdi sudore Ei sostenne,

PARISINAperché da noi

PARISINAsi spiccasse la beffre del peccato....

PARISINADici che sogno? Non so quando io chiusi

PARISINAgli occhi, no so da qual mai lungo

PARISINAsonno

PARISINAio mi svegli; non so,

PARISINAnon so di quale vita

io viva, in verità. Tutto ritorna

PARISINAdal profondo. Commessa

PARISINAfu la mia colpa,

PARISINApatito il mio dolore,

PARISINAsofferto il mio spavento;

PARISINAsospesa fu la mia sciagura, inflitta

PARISINAla mia morte. Non sogno,

PARISINAo meschina, non sogno: mi rimemoro.

PARISINANon vivo: di mia vita mi sovviene,

PARISINAmi sovviene di me come discesa

PARISINAnel mondo io sia pe' rami

PARISINAd'un nero sangue.

PARISINAA Rimino sposata fui, menata

PARISINAa Ravenna il dì due d'aprile. Intendi?

PARISINAFeci a ritroso la sua via.

PARISINARifeci

PARISINAla via mala. Il suo pianto fu ripianto

PARISINAentro me, senza lacrime....

LA VERDEentro me, senza lacrime.... Chi, Dama,

LA VERDEchi vi tormenta?

PARISINAchi vi tormenta? Francesca! Francesca!

PARISINAO ell'è tra la lampada e la notte.

PARISINAE mi guarda; e la guardo

PARISINAcome se me medesma

PARISINAio mirassi in funesto

PARISINAspecchio; ché, com'io m'ebbi a mezzo il

PARISINApetto

PARISINAquella macchia vermiglia,

PARISINAa mezzo il petto una profonda polla

PARISINAdi sangue ell'ha; che fumiga e del tristo

PARISINAvapore m'empie il mio respiro. Et anche

PARISINAil mio peccato

PARISINAscritto è in quel libro, come il suo nel

PARISINAlibro

PARISINAch'ella lesse. Ma ella s'interruppe,

PARISINAe convien ch'io lo legga sino in fondo....

PARISINAAscolta l'usignuolo!

PARISINAD'improvviso, per l'aperta finestra entrano le prime note della melodia notturna. Sospesa nell'ansia, l'amante ascolta. Trasognata, con le parole d'Isotta accompagna sommessamente la passione del cantore solitario.

PARISINAE disse in cuore Isotta:

PARISINA"Or d'onde sale tanta melodia?"

PARISINAE sùbito s'addiede:

PARISINA" È Tristano! È Tristano,

PARISINAqual già nella foresta

PARISINAei mi fingea le voci degli uccelli

per me rapire in gioia. Or parte,

PARISINAor parte!

PARISINASi lagna come l'usignuolo quando

commiato prende ché la state muore.

PARISINAMio dolce amico, più non t'udirò!"

PARISINAE in grande ardore il canto più saliva.

PARISINA"Ah, che vuoi tu? ch'io venga? No. Sei

PARISINAfolle.

PARISINARicòrdati del giuro. Taci, taci,

PARISINAché la morte ci agguata....

PARISINAE che mi cal di morte? Tu mi chiami.

PARISINATu mi vuoi, tu mi vuoi. Ecco, ora

PARISINAvengo,

PARISINAor teco vengo a morte, a eternità!"

Per l'uscio socchiuso entra Ugo anelante. Senza parola, egli si precipita e la stringe con la violenza di chi vuol' soffocare e abbattere. Le quattro braccia si annodano intorno ai corpi con una fermezza che sembra infrangibile.

PARISINAAh, serra ancóra, serra

PARISINAcosì forte che i cuori

PARISINAsi frangano e che l'anime si fuggano!

PARISINARotta dall'angoscia d'amore, egli rallenta la stretta.

PARISINAForza non hai. Son viva!

La Verde esce pianamente e chiude l'uscio dietro sé.

UGOForza non hai. I am alive! Parisina!

UGOParisina!

PARISINAParisina! E pur, mentre

PARISINAtardavi, l'anima

PARISINAfurente di fuggirsi

PARISINAreggevo con le mani disperate,

PARISINAcome il valletto chino

PARISINArattiene il veltro a piene braccia. O amico

PARISINAmio bello, e mi parea

PARISINAche, se lasciata io l'avessi, ripresa

PARISINAio non l'avrei più mai.

UGONé io l'aveva in me, l'anima mia;

UGOné il cuore aveva in petto,

UGOné la pietà. M'ascolti? Combattuto

UGOio ho combattimento più tremendo

UGOche quello del mio vóto,

UGOintorno al carro atroce, quand'io t'ebbi.

PARISINAHai combattuto?

PARISINAAnsiosa ella gli palpa le braccia, il petto, le ciocche dei capelli su gli òmeri. Guarda se le dita le si tingano.

PARISINAHai combattuto? Oh Dio!

PARISINASei tutto molle. Ancóra sangue?

UGOSei tutto molle. Ancóra sangue? Lacrime.

PARISINALacrime! Hai pianto?

UGONon io, non io.

PARISINANon io, non io. Ma quale creature

PARISINAha pianto sopra te così gran pianto?

PARISINAChi, dimmi, aver poteva tanto lacrime?

UGOLa madre mia.

PARISINALa madre mia. Stella dell'Assassino!

PARISINACome colpita a dentro, ella indietreggia e vacilla.

UGOLa mia madre.

UGOSi ode il grido delle Scolte: "All'erta!"

PARISINALa mia madre. Oh perdonami!

PARISINACruccio non è. Dell'insensato oltraggio

PARISINAnon ti sovvenga più; sol ti sovvenga

PARISINAde' miei singhiozzi

PARISINAe del silenzio che si fece intorno

PARISINAcome quando dall'odio in su la nave

PARISINAvotato fu per due

PARISINAla tazza dell'amore e della morte.

PARISINAMa parla, dimmi. Dove ti cercò

PARISINAella? Tornò dal bando?

PARISINAE chi te la condusse?

UGONon so, non so.

UGOBalzata è dalla notte

UGOcon uno schianto di dolore, sola,

UGOindomita.... Ah, non sai.

UGOVolgevo il capo

UGOper non guardare la sua faccia: ché,

UGOs'io la guardava,

UGOnon v'era in me più forza né coraggio

UGOné soffio. Avviluppato in una nube

UGOd'angoscia, profondato

UGOero in un'onda amara

UGOe calda, con l'orrore

UGOdella sorte premuto

UGOsu tutto me. Parole

UGOudivo escite

UGOda non so qual potenza, nella notte

UGOsenza vie. La salvezza e il perdimento

UGOeran senz'occhi entrambi.

UGOE tutto inevitabile

UGOera. E non combattevo

UGOse non per te

UGOanche una volta, se non pel mio vóto,

UGOnon più nel sangue

UGOma nelle lacrime.

PARISINALa notte ha la sua via,

PARISINAha la sua via la notte.

PARISINAGuarda, per il tremore

PARISINAspaventoso degli astri, la via bianca,

PARISINAla via di latte:

PARISINAGalàssia! Prendimi

PARISINAsu la tua spalla

PARISINAcome un fascio di foglie

PARISINAlegato come un vimine,

PARISINAe portami lontano.

PARISINAPortami alla foresta,

PARISINArapiscimi lontano,

PARISINAcome Isotta la Bionda,

PARISINAtu con l'arco e la spada,

PARISINAio con l'amor mio solo.

PARISINAMa forse nella landa d'Oblianza

PARISINAritroverò la mia

PARISINAarpa sospesa al ramo

PARISINAdell'avellano involto

PARISINAdal caprifoglio in fiore;

PARISINAe, come l'usignuolo

PARISINAcanta, io ti canterò.

PARISINA"Amico mio bello,

PARISINAcosì di noi è:

PARISINAné tu senza me,

PARISINAné io senza te."

UGOAh come in te

UGOdolce cosa a toccare

UGOe dolce a respirare

UGOè la vita!

UGOGià colmo della voluttà primaverile, egli cingendola col braccio la trae lentamente verso il gran letto.

PARISINAè la vita! Vuoi vivere!

PARISINACome un fastello d'erbe

PARISINAsu la tua spalla prendimi.

PARISINATi sarò lieve.

PARISINAPrendimi, portami.

PARISINATi sarò lieve....

PARISINASon già presso il letto; e la voce dell'amata illanguidisce, nell'alito dell'amante che verso lei si piega. D'improvviso la Verde spalanca la porta dando ad alta voce l'annunzio, quasi fosse in cerimonia.

LA VERDEMessere Nicolò venire degna

LA VERDEa visitare in camera Madonna.

LA VERDEElla s'addossa allo stipite restando inchinata, più bianca della sua gorgeretta. Con un atto pronto e forte Parisina spinge Ugo tra le cortine e lo nasconde; poi si volge, fa qualche passo verso il sopravvegnente, rafferma l'animo. Il chiarore delle torce sbattendo sul muro dell'andito precede l'uomo. Egli appare su la soglia bieco, tenendo in pugno un verduco acutissimo. I famigli, con cappucci calati su gli occhi, restano dietro di lui sollevando le torce.

PARISINABenvenuto, signore.

PARISINAMolto a notte, e con tante

PARISINAfiaccole, e armato, la mercé di Dio!

NICOLÒ D'ESTEPerdono chieggio, donna. Io non credea

NICOLÒ D'ESTEtrovarvi un pezzo tra notte a vegliare.

PARISINAIo leggeva il romanzo di Tristano,

PARISINAe l'ore mi s'involano.

NICOLÒ D'ESTEe l'ore mi s'involano. Per certo,

NICOLÒ D'ESTEdonna, d'entrar non mi sarei ardito

NICOLÒ D'ESTEse troppo frettolosa questa vostra

NICOLÒ D'ESTEservente non m'avesse prevenuto,

NICOLÒ D'ESTEcome lesta ch'ell'è,

NICOLÒ D'ESTEe bene istrutta.

NICOLÒ D'ESTEIo passavo per l'andito, co' miei

NICOLÒ D'ESTEfamigli. Io cerco

NICOLÒ D'ESTEil leopardo

NICOLÒ D'ESTEche mi donò l'Imperadore greco.

NICOLÒ D'ESTEFuggito s'è di gabbia,

NICOLÒ D'ESTEné so dove s'acquatti.

NICOLÒ D'ESTEVoi l'avevate caro

NICOLÒ D'ESTEpel suo pelame costellato. Et egli

NICOLÒ D'ESTEv'aveva in grazia. Forse

NICOLÒ D'ESTErifugiato egli s'è

NICOLÒ D'ESTEpresso voi, senza mordere?

NICOLÒ D'ESTEEgli s'avanza nella camera guardingo. La donna è intrepida, quasi irridende.

PARISINAStrano parlate, mio signore. Ma

PARISINAaltra fiera non è qui, se non sono

PARISINAio quella.

NICOLÒ D'ESTEio quella. Maculata voi non siete,

NICOLÒ D'ESTEdonna. Neuna macula

NICOLÒ D'ESTEè in voi; e in lui son cento.

NICOLÒ D'ESTEEgli guata per ogni dove a scoprire l'indizio.

NICOLÒ D'ESTEFate lume! L'odor selvaggio fiuto.

NICOLÒ D'ESTEI' sono un bracco pratico.

PARISINAConcio siete, messere, o divenuto

PARISINAfuori di senno?

PARISINAEgli cammina implacabile verso il letto. Da presso lo segue la donna e lo vigila.

NICOLÒ D'ESTEfuori di senno? E pure

NICOLÒ D'ESTEben vi piacquero un tempo le mie cacce

NICOLÒ D'ESTEnotturne con le fiaccole e le nacchere.

NICOLÒ D'ESTEMa non v'attendavate a questa. Fate

NICOLÒ D'ESTElume! Ecco. Bene, bene.

NICOLÒ D'ESTECh'io recuperi almen la gaia pelle

NICOLÒ D'ESTEdel leopardo

NICOLÒ D'ESTEche mi donò

NICOLÒ D'ESTEquel buon Pagliàloco.

NICOLÒ D'ESTEGiunto dinanzi al letto, così dicendo e un poco soffiando, si curva su le gambe ercoline. Allungando il braccio vibra di sotto più colpi per assaggio.

NICOLÒ D'ESTEA vòto, a vòto!

NICOLÒ D'ESTELa donna è da presso immobile, tesa come balestra, sospesa all'attimo dello scocco. L'uomo, come avvertito da alcun fremito della vita nascosta tra le pieghe della cortina, figge al giusto luogo lo sguardo sfavillante. Un poco si ritrae per misurare il colpo. Come già piega il gomito, l'adultera si getta innanzi perdutamente gridando.

PARISINANo! No! È Ugo, Ugo,

PARISINAil vostro figlio!

PARISINACon un gesto rapido ella medesima lo discopre. Ugo resta immobile, senza parola, nel pallore e nel rigore del sasso. Il padre lascia cadere a terra l'arme e barcolla alquanto, come s'egli medesimo avesse ricevuto il colpo sviato. Le fiaccole vacillano a sommo delle braccia che lo sgomento dirompe.

NICOLÒ D'ESTECristo Signore, perché tu mi fulmini?

NICOLÒ D'ESTESe raccattai la terra dal Calvario

NICOLÒ D'ESTEcon le mie pugna,

NICOLÒ D'ESTEse il Sepolcro toccai, Cristo Signore,

NICOLÒ D'ESTEtu fa ch'io non mi perda,

NICOLÒ D'ESTEch'io non raccatti il ferro, che le mani

NICOLÒ D'ESTEmie stesse io non insanguini

NICOLÒ D'ESTEnel sangue mio!

NICOLÒ D'ESTEO Zoese, Zoese, e tu non hai

NICOLÒ D'ESTEse non un capo solo

NICOLÒ D'ESTEal ceppo, ch'io tel prenda!

NICOLÒ D'ESTETu lo sapevi,

NICOLÒ D'ESTEtu lo sapevi, e non me l'hai svelato.

NICOLÒ D'ESTECacciato m'hai

NICOLÒ D'ESTEa patir questo istante

NICOLÒ D'ESTEche contato mi sia

NICOLÒ D'ESTEper mill'anni di rosso Inferno. A viso

NICOLÒ D'ESTEa viso mi volesti

NICOLÒ D'ESTEcol mio figlio che voltola nel mio

NICOLÒ D'ESTElenzuolo la sua foia. Fate lume!

NICOLÒ D'ESTEFate lume! Squassate

NICOLÒ D'ESTEle fiaccole, che rendano più fiamma!

NICOLÒ D'ESTEPortate ancóra torce,

NICOLÒ D'ESTEche la camera piena di splendore

NICOLÒ D'ESTEsia, dov'è l'onta d'Este,

NICOLÒ D'ESTEe ch'io lo veda

NICOLÒ D'ESTEch'io ben lo veda,

NICOLÒ D'ESTEfatto di pietra contro la colonna

NICOLÒ D'ESTEdel mio letto infamato,

NICOLÒ D'ESTEquel capo che ogni giorno inghirlandai,

NICOLÒ D'ESTEquel viso ch'io mi tenni in mezzo al

NICOLÒ D'ESTEcuore!

NICOLÒ D'ESTEQuasi dementato dallo spasimo, egli afferra la lampada che tuttavia arde sul pavimento, presso il libro aperto; e, prendendo il figlio a' capelli e tenendolo fermo, con quella gli rischiara il viso mortale e lo scruta, più inumano verso sé che verso lui. Ma Parisina toglie un drappo e arditamente con quello acceca la lampada avviluppandola, sì che cessa il supplizio.

PARISINAHai tu veduto a dentro?

PARISINAsin nel profondo?

PARISINAE che dirai? e che dirai di questo

PARISINAdolce fanciullo?

PARISINAOr guarda me, che sola son la fiera

PARISINAa te dinanzi,

PARISINAvedi, più maculata che la pelle

PARISINAdel leopardo,

PARISINAcorrotta sin nell'ossa

PARISINAdal mio retaggio ontoso,

PARISINAnata d'un sangue

PARISINAdi rubatori traditori e drude,

PARISINAcome gridò la madre del tuo figlio,

PARISINAStella dell'Assassino;

PARISINAe ben l'udì questo fanciullo, e bene

PARISINAda lui, da lui

PARISINAquante volte tu stesso

PARISINAudisti contra me

PARISINAla parola dell'odio e del dispregio!

PARISINANon ti sovviene più

PARISINAdi che odio selvaggio ei m'odiasse?

PARISINAVendicata io mi sono,

PARISINAcome una Malatesta

PARISINAvendicarsi usa,

PARISINAin frode e in tradimento.

PARISINAIo lo riarsi,

PARISINAl'avviluppai,

PARISINAdi filtri infami

PARISINAl'abberverai,

PARISINAlo dissennai

PARISINAper ogni guisa,

PARISINAl'avvelenai

PARISINAd'ogni veleno,

PARISINAquesto fanciullo.

PARISINAIo, io lo persi,

PARISINAio sola. Guardami.

PARISINAHo il viso nudo,

PARISINAl'anima tesa.

PARISINANulla in me trema.

PARISINAL'onta è la luce

PARISINAdel mio peccato.

PARISINARompe Ugo col grido la rigidità dell'orrore; e la delirante vita scoppia come la sorgente della roccia.

UGOAh com'è bella! La vedete voi?

UGOla vedete? Le vostre

UGOtorce non fanno luce, né avete

UGOpupille per la sua bellezza. Sola

UGOella fa luce. La vedete voi?

UGOIo, per l'Iddio possente

UGOche nominar non dubito con questa

UGObocca piena d'amore e d'agonia,

UGOgiuro ch'ella ha mentito;

UGOe lo splendore della sua menzogna

UGOm'è testimonianza. Non riarso,

UGOe non avviluppato,

UGOné beverato fui

UGOdi filtri o di veleni,

UGOma dall'anima mia

UGOinebriato d'un divino sogno

UGOche noi sognammo

UGOin doglia e in gioia,

UGOche sogneremo

UGOfino al trapasso,

UGOfinché tutto il mio sangue

UGOnon balzi incontro al suo,

UGOcome segnale e pegno di vittoria.

UGONicolò è rimasto come nel fascino d'una cosa mostruosa e inesplicabile. Ora la terribilità del punitore non arde se non nelle ciglia, ma la voce è pacata e grave.

NICOLÒ D'ESTEAbbian l'istesso ceppo

NICOLÒ D'ESTEsotto l'istessa scure

NICOLÒ D'ESTEi due capi, e i due sangui

NICOLÒ D'ESTEfaccian l'istessa pozza.

NICOLÒ D'ESTEI morituri cadono in ginocchio, l'uno di contro all'altra, come stettero sotto il padiglione, nel luogo santo, innanzi il bacio del perdimento. Si affisano, l'una nell'altro assorti; e il mistero le cerchia.

NICOLÒ D'ESTEJacomo, prendili!

NICOLÒ D'ESTESi nomano essi con tal voce trasumanata che tutta la forza ignata, per alcuni attimi, resta sospesa intorno.

PARISINAJacomo, prendili! Ugo!

UGOJacomo, prendili! Ugo! Parisina!

SYSTEMAtto Quarto

UGOLa Torre del Leone

UGOAppariscono le Segrete in fondo di torre. Un archivolto sopra due pilastri tozzi, aperto nella muraglia maestra, lascia scorgere il luogo della giustizia a traverso un saldo e rudo cancello di ferro. Un'apertura verticale, lunga e stretta come una balestriera, è l'unico occhio del carcere; ma non vi passa alcun barlume, essendo ancor notte, poco innanzi mattutino. Quivi è il ceppo apprestato, e il giustiziere co' suoi manigoldi e con l'altra sua gente; e i torchi v'ardono. Alcuno non è di qua dalla muraglia, di qua dall'arco inferriato. Chiuso è l'usciuolo che dal lato manco dà accesso a questa parte.

UGOUgo e Parisina sono di là dal cancello, in piedi entrambi, allacciati così che sembrano indissolubili. La voce di lei, nella gola che sta per esser mozza, è fresca come il giubilo dell'allodola.

PARISINANon odo più,

PARISINAnon odo più la stilla

PARISINAdel tempo che cadere

PARISINAudivo nelle notti

PARISINAsenza riposo.

PARISINAL'alba indovino.

UGONé odo il cuore;

UGOché non più sire

UGOegli è delle mie vene.

UGOPer la tua vita

UGOaccôrre, la mia vita

UGOnon ha confino.

PARISINAUdito hai tu,

PARISINAudito hai tu sul muro

PARISINAdella torre crosciare

PARISINAla piova? Tutto è fresco,

PARISINAtutto è mondato.

PARISINAOr mi ricreo

PARISINAcome il fil d'erba.

PARISINAE so che nel ciel ride

PARISINAgià la stella diana.

UGOPassato è un tempo,

UGOpassato è un tempo

UGOch'io non posso più dire;

UGOe quel che innanzi avvenne

UGOe quel che dopo ancóra,

UGOio nol viddi, nol seppi.

UGOForse or ti nasco;

UGOe la morte, ch'è sopra,

UGOpar sì lontana.

PARISINAAh tu non sai,

PARISINAnon sai qual sia

PARISINAnella tua bocca

PARISINAla voce nova!

PARISINALa volta cupa

PARISINAove risuona

PARISINAsembra il segreto

PARISINAantro d'un fonte.

UGOVedi che occhi

UGOs'apron ne' miei?

UGOIn me tu sali,

UGOcresci qual mare

UGOsenza amarezza.

UGOIl flutto è in sommo.

UGONon ho il tuo sguardo

UGOsotto la fronte?

PARISINATutte le lacrime,

PARISINAah tutte le mie lacrime

PARISINAson divenute un sorso

PARISINAd'acqua sorgente!

PARISINAL'ho nella bianca gola.

PARISINAHo la più fresca

PARISINAacqua del chiaro mondo

PARISINAnella mia gola

PARISINAche sta per sanguinare.

UGOO mio fascio di foglie,

UGOo mio fastello d'erbe,

UGOdove ti porterò?

UGOÈ più dolcezza

UGOnella tua tempia,

UGOin tra 'l ciglio e i capelli,

UGOche in qualunque contrada

UGOdel chiaro mondo. Or dove

UGOandrem noi dimorare?

PARISINASe tanto ardemmo,

PARISINAse tanto ci struggemmo,

PARISINAse fummo in tanto foco,

PARISINAnovel tempo d'ardore

PARISINApur nel mondo di giù

PARISINAandrem noi ritrovare?

UGONon nel mondo di giù,

UGOnon nel mondo che rugge.

UGODetto l'hai. Tutto è fresco,

UGOtutto è mondato.

UGOO mio fastello d'erbe,

UGOdove t'ho da posare?

PARISINAPosami accanto al ceppo.

PARISINAC'inginocchiammo

PARISINAdue volte. Anco due volte

PARISINAbisogna, o bello

PARISINAe dolce amico,

PARISINAbisogna a noi due volte

PARISINAi ginocchi piegare.

PARISINALa prima nel peccato,

PARISINAla seconda nell'onta,

PARISINAla terza nella morte,

PARISINAla quarta nell'eternità....

PARISINAPer s'usciuolo ferrato irrompe con un grido Stella dell'Assassino; e la segue la sua donzella che ammantata resta contro lo stipite.

PARISINAla quarta nell'eternità....Fa cuore.

PARISINAQuella che grida è la tua madre.

STELLA DELL'ASSASSINOQuella che grida è la tua madre. Figlio!

STELLA DELL'ASSASSINOO figlio, dove sei?

STELLA DELL'ASSASSINOdove sei? Non ti scorgo,

STELLA DELL'ASSASSINOnon ti trovo. Rispondi!

STELLA DELL'ASSASSINORispondi! Cieca sono

STELLA DELL'ASSASSINOdi pianto. Dove sei? Tardi son giunta?

STELLA DELL'ASSASSINOT'hanno ucciso? Discendo

STELLA DELL'ASSASSINOin un sepolcro? Tutto è spento già?

STELLA DELL'ASSASSINOElla va barcollando dall'ombra verso il chiarore dei torchi; urta le mani nel cancello, vi s'afferra, lo scuote; poi ficca il suo viso tra le sbarre e guata.

STELLA DELL'ASSASSINOAh, sempre ella ti tiene!

STELLA DELL'ASSASSINODisperatamente si sforza di scuotere l'incrollabile ferro. La coppia non si scioglie: annodata e fissa rimane, come escita dal senso, come già dipartita e lontanissima.

STELLA DELL'ASSASSINOAh, sempre ella ti tiene! Figlio, figlio,

STELLA DELL'ASSASSINOio, io sono! Non m'odi?

STELLA DELL'ASSASSINOnon mi conosci?

STELLA DELL'ASSASSINODinanzi al silenzio si smarrisce. Le sue mani incerte vagano sul suo volto scavato dall'ombra.

STELLA DELL'ASSASSINOnon mi conosci? Ah, questo è sogno, questo

STELLA DELL'ASSASSINOè sogno, o sortilegio,

STELLA DELL'ASSASSINOo somiglianza di follìa. Che mai?

STELLA DELL'ASSASSINOCerto, ah certo, incredibile

STELLA DELL'ASSASSINOè ch'io m'abbia il mio senno,

STELLA DELL'ASSASSINOe pur ch'io viva.

STELLA DELL'ASSASSINOMa vivo, e guardo, e vedo. Questo è ferro.

STELLA DELL'ASSASSINOAlcuna cosa dunque

STELLA DELL'ASSASSINOv'è più chiusa di questa,

STELLA DELL'ASSASSINOv'è più sorda del muro,

STELLA DELL'ASSASSINOpiù cruda della morte,

STELLA DELL'ASSASSINOper separare dalla madre il figlio,

STELLA DELL'ASSASSINOla carne dalla carne, me da te?

STELLA DELL'ASSASSINOAncóra ella ficca tra le sbarre la faccia, e ansa come appesa a ordigno di tortura.

STELLA DELL'ASSASSINOO legamento d'Inferno! Se più

STELLA DELL'ASSASSINOti chiamo, più la serri! Come più

STELLA DELL'ASSASSINOgrido, più ti nascondi!

STELLA DELL'ASSASSINOQuanto più mi dispero,

STELLA DELL'ASSASSINOpiù ti profondi in lei!

STELLA DELL'ASSASSINOO svergognata femmina, che gli hai

STELLA DELL'ASSASSINOtu fatto? E tu,

STELLA DELL'ASSASSINOe tu da che sei nato?

STELLA DELL'ASSASSINOSciogliti, slàcciati,

STELLA DELL'ASSASSINOda te scacciala, salva

STELLA DELL'ASSASSINOl'anima tua!

STELLA DELL'ASSASSINOElla grida e s'agita invano come sopra lapide di tomba che non rende il sepolto.

STELLA DELL'ASSASSINOl'anima tua! Ma volgi il capo, volgi

STELLA DELL'ASSASSINOalmeno il capo, guardami una volta

STELLA DELL'ASSASSINOsola! Chi ti son io?

STELLA DELL'ASSASSINOChi sono?

STELLA DELL'ASSASSINOIl furore la solleva e la moltiplica.

STELLA DELL'ASSASSINOChi sono? Scrollerò

STELLA DELL'ASSASSINOil ferro, torcerò

STELLA DELL'ASSASSINOle sbarre, strapperò

STELLA DELL'ASSASSINOi serrami. Ho la forza

STELLA DELL'ASSASSINOdi mille. O mala femmina,

STELLA DELL'ASSASSINOlascialo! Ti comando

STELLA DELL'ASSASSINOdi sciogliere il mio figlio!

STELLA DELL'ASSASSINOIl furore la strozza e l'accascia. I ginocchi le mancano, e i gomiti. Ella cede, s'umilia.

STELLA DELL'ASSASSINOEbbene, sì, tu l'hai.

STELLA DELL'ASSASSINOTu me lo prendi,

STELLA DELL'ASSASSINOtu me l'uccidi,

STELLA DELL'ASSASSINOtu me lo danni. È tuo.

STELLA DELL'ASSASSINOL'hai suggellato in te

STELLA DELL'ASSASSINOmeglio che nella pietra

STELLA DELL'ASSASSINOdel sepolcro. Ma rendimelo

STELLA DELL'ASSASSINOper un attimo solo,

STELLA DELL'ASSASSINOch'io lo baci e riversa piombi giù!

STELLA DELL'ASSASSINORendimelo pel bacio d'agonia!

STELLA DELL'ASSASSINOSì, forte sei. È tuo,

STELLA DELL'ASSASSINOtuo. M'inclino, mi piego,

STELLA DELL'ASSASSINOimploro. È tuo per sempre.

STELLA DELL'ASSASSINOLo so. Perdono

STELLA DELL'ASSASSINOti chieggio d'ogni grido.

STELLA DELL'ASSASSINOMa sol voglio baciarlo,

STELLA DELL'ASSASSINOtoccare il suo mento

STELLA DELL'ASSASSINOe i suoi capelli,

STELLA DELL'ASSASSINOguardarlo per un attimo

STELLA DELL'ASSASSINOnegli occhi, e nulla più.

Parisina abbandona le braccia lungo i fianchi e un poco discosta il viso. Ma l'amato non allenta la stretta; anzi è come colui che, giacendo su la bocca, prende l'origliere co' due pugni per più profondarsi nel nero sonno.

PARISINAVedi, non io lo serro

PARISINAe non io tel diniego,

PARISINAmadre. Santa mi sei,

PARISINAperò che di te nacque.

PARISINAE fammi perdonanza,

PARISINAse puoi. Donami pace.

PARISINAMa forse non udita

PARISINAda lui fu la tua voce;

PARISINAné forse ei l'ode ancóra;

PARISINAché già, quando apparisti,

PARISINAèramo là

donde non più ritorna

PARISINAné più si volge

PARISINAl'anima innamorata.

PARISINADolcemente ella solleva il capo dell'inconsapevole, disnodargli tenta le braccia tenasci.

PARISINAIntendi, o dolce amico.

PARISINAVenuta è la tua madre

PARISINAall'altra riva

PARISINAper donarti commiato.

PARISINAConvien che tu ti volga,

PARISINAche incontro a lei ti muova

PARISINAe che l'acqua rivarchi.

PARISINAEgli sospira dal profondo, come rioppresso dalla nuvola del suo corpo.

UGOAh, soffro!

LA MADREAh, soffro! O figlio!

PARISINAAh, soffro! O figlio! Va.

UGOAh, perché soffro?

LA MADREFiglio!

PARISINAFiglio! Va.

UGOFiglio! Va. Tu mi tieni.

PARISINANo. Va.

PARISINAEllo lo sospinge. Penosamente egli si muove come vincolato. I suoi occhi sono socchiusi come quelli che temono essere feriti o non sanno fugare il sopore. La sua voce è come di fanciullo smarrito, quella di Parisina è come soffio di persuasione.

UGONo. Va. Vieni. Accompagnami.

PARISINAVa. Va.

PARISINAEgli s'arresta, quasi che da grande fatica estenuato sia per tentar di rompere il legamento invisibile. Chiama come in angoscia mortale.

UGOVa. Va. Non posso. Parisina!

UGOCon tutta l'anima abbrancata al ferro che non si crolla, la madre protende le labbra verso lui.

LA MADREVa. Va. Non posso. Parisina! O figlio,

LA MADREo figlio, vieni, vieni!

LA MADREEgli non più s'avanza. Non può giungere fino a lei. Non può ricevere il bacio materno. Altri suggellò le sue labbra per l'amore e per la morte. Chiama ancóra dal profondo; e si rivolge. E di sùbito la forza gli si riprecipita nelle vene, per gittarlo ancóra sul petto dell'invitta amante.

UGOo figlio, vieni, vieni! Parisina!

UGODalla disperazione materna erompe un urlo inumano. Parisina prende tra le palme la faccia del morituro e l'affisa. Poi lieve inviluppa in un drappo nero il bel capo che dev'essere mozzato. Mentr'ella fa l'atto di condurre la vittima verso il ceppo, il giustiziere muove un passo, la scure brilla. Esala il grido estremo la madre, e cade riversa. Si scorge Ugo inginocchiarsi dinanzi al ceppo e di contro a lui inginocchiarsi Parisina, togliergli d'intorno al capo il drappo, ancóra prendergli tra le palme il capo e quivi sul ceppo tenerlo sotto il colpo imminente. Per la balestriera entrano il barlume dell'alba e il segno fioco della Salutazione angelica.