L'Astratto
B. Strozzi
Voglio sì, vo' cantar: forse cantando trovar pace potessi al mio tormento!
Ha d'opprimere il duol forza il concento.
Sì, sì, pensiero, aspetta: a sonar cominciamo
e a nostro senso una canzon troviamo.
"Ebbi il core legato un dì
d'un bel crin..."
La straccerei: subito ch'apro un foglio
sento che mi raccorda il mio cordoglio.
"Fuggia la notte e'l sol spiegava intorno..."
Eh, si confondon qui la nott' e'l giorno!
"Volate, o Furie, e conducete
un miserabile al foco eterno..."
Ma che fo nell'inferno?
"Al tuo ciel, vago desio
spiega l'ale e vanne..."
Affé che quel che ti compose
poco sapea dell'amoroso strale!
Desiderio d'amante in ciel non sale.
"Goderò sotto la luna..."
Or questa sì ch'è peggio!
Sa il destin degl'amanti -- e vuol fortuna.
Misero! I guai m'han da me stesso astratto,
e cercando un soggetto
per volerlo dir sol cento n'ho detto.
Chi nei carcere d'un crine
i desiri ha prigionieri,
per sue crude aspre ruine
nemmen suoi sono i pensieri.
Chi ad un vago alto splendore
die' fedel la libertà,
schiavo alfin tutto d'amore
nemmen sua la mente avrà.
Quind'io, misero e stolto,
non volendo cantar, cantato ho molto.