Volgendo il ciel

Monteverdi, Claudio

I. Introdutione al ballo

Voce sola (Poeta fermato cosi dice):

Volgendo il ciel per l'immortal sentiero,

Le ruote de la luce alma e serena,

Un secolo di pace il Sol rimena,

Sotto il Re novo del Romano Impero.

Sù, mi si rechi ormai del grand'Ibero

Profonda tazza, inghirlandata e piena,

Che correndomi al cor di vena in vena

Sgombra da l'alma ogni mortal pensiero.

Venga la nobil cetra.

(Ricevuto il chitarone, da la ninfa,

si volta verso l'altre e cosi gli parla:)

Il crin di fiori cingimi,

O Filli,

(qui li pone la ninfa la ghirlanda,

poi parla il poeta come segue:)

Io feriro le stelle

cantando del mio Re

gli eccelsi allori.

(qui nel chitarone da lui sonato cosi segue:)

E voi, che per beltà, donne

e donzelle, gite superbe

d'immortali honori:

Movete al mio bel suon le piante snelle,

Sparso di rose il crin leggiadro e biondo.

E, lasciato dell'Istro il ricco fondo,

Vengan l'humide ninfe al Ballo anch'elle.

(Entrata come di sopra, et le Ninfe

dell'Istro escono al tempo di essa

entrata come le prime, e giunte

al loro determinato loco, tutte

le Ninfe insieme danzano

il seguente ballo).

II. Ballo

Movete al mio bel suon...

Fuggan in si bel di nembi e procelle.

D'aure odorate el mormorar giocondo

Fat'eco al mio cantor, rimbombi il mondo

L'opre di Ferdinando eccelse e belle.

(Qui in questo loco finita la presente prima parte, si fa un canario

o passo e mezzo od altro

balletto, a beneplacito senza canto

poi si ritorna sopra la prima aria

come segue, cangiando mutanze.)

Ei l'armi cinse, e su destrier alato

Corse le piaggie, e su la terra dura

La testa riposo sul braccio armato.

Le torri eccelse e le superbe mura

Al vento sparse, e fe' vermiglio il prato,

Lasciando ogni altra gloria al mondo oscura.